Il riconoscimento e il finanziamento ministeriale da un milione di euro volano in Romagna. Sfuma per ora il progetto della Giunta Basile: toccherà alla nuova Amministrazione, in uscita dalle elezioni di maggio, riproporre il dossier tecnologico e culturale per il rilancio del litorale peloritano.

Niente da fare per Messina: il prestigioso titolo di “Capitale italiana del Mare” per il 2026 va a Ravenna. La città romagnola ha sbaragliato la concorrenza di ben 54 comuni, soffiando allo Stretto non solo il blasone nazionale, ma anche il fondamentale contributo ministeriale da un milione di euro destinato alla valorizzazione del litorale. Il verdetto chiude le porte al progetto siciliano per quest’anno, passando di fatto il testimone alla futura Amministrazione comunale. Spetterà infatti alla compagine che uscirà dalle urne del 24 e 25 maggio il compito di riprendere in mano il dossier e tentare l’assalto per l’edizione successiva.
La doccia fredda arriva dopo mesi di speranze. Lo scorso gennaio, l’esecutivo uscente guidato da Federico Basile aveva formalizzato con grande ottimismo la candidatura attraverso il dossier “Messina Capitale dei Due Mari”. L’iniziativa cavalcava l’onda dei recenti traguardi cittadini, a partire dall’ambito conseguimento della “Bandiera Blu”, e ambiva a trasformare la costa peloritana in un moderno hub di cultura, innovazione e sviluppo sostenibile, capace di far convivere armoniosamente la tutela dell’ambiente con la crescita economica.
Il piano strategico messinese, che ora dovrà essere custodito e riproposto, si distingueva per un affascinante connubio tra tecnologie di ultima generazione e salvaguardia delle radici locali. Il fiore all’occhiello della proposta era la creazione del “Museo diffuso degli Stretti”, un sistema interattivo per la fruizione del patrimonio marino e sommerso. Grazie all’uso della realtà virtuale e aumentata, il progetto mirava a rendere accessibili a tutti i contenuti storici e naturalistici dei fondali. A questo si affiancavano iniziative fortemente identitarie, emerse in fase di stesura del progetto, come la trasformazione delle tradizionali feluche in veri e propri “musei viventi” per tramandare le antiche tecniche marittime, e l’avvio dell’iter per il prestigioso riconoscimento STG (Specialità Tradizionale Garantita) a tutela del Pesce Spada dello Stretto.

Tuttavia, il Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare ha infine premiato la visione di Ravenna. La città romagnola ha convinto la giuria superando finaliste agguerrite come Ancona, Taranto e Brindisi, grazie a un programma fortemente incentrato sulla centralità del proprio porto, sullo sviluppo di imprese legate alla blue economy e su una spiccata vocazione all’inclusione sociale, testimoniata dall’istituzione del premio “Donne e Mare” e da un’attenzione particolare all’accessibilità delle spiagge.
Per Messina, la delusione deve ora trasformarsi nel cantiere di domani. Il patrimonio progettuale esiste ed è strutturato. L’appuntamento con il definitivo rilancio turistico e culturale del litorale è solo posticipato: la palla passa ai futuri inquilini di Palazzo Zanca, chiamati a non disperdere le idee messe in campo e a ripresentare una candidatura ancora più forte per riportare lo Stretto al centro della rotta.




