Il bavaglio istituzionale imposto dal Corecom in vista del voto di maggio viene subito sfidato dall’ex primo cittadino. La sua inopportuna “passerella” alla firma dei contratti per i 98 nuovi vigili urbani calpesta i paletti su imparzialità e indispensabilità fissati dalla legge. Uno strappo alla par condicio su cui ora i controllori dovranno battere un colpo.

Con la formale convocazione dei comizi elettorali, a far data dal 23 marzo 2026, in vista delle amministrative previste per domenica 24 e lunedì 25 maggio (e l’eventuale ballottaggio ai primi di giugno), è scattato ufficialmente il “bavaglio” istituzionale. A metterlo nero su bianco è il Corecom Sicilia, attraverso una perentoria circolare diramata a tutti gli enti locali e alle prefetture dell’Isola, controfirmata dal segretario generale Ignazio Tozzo e dal funzionario Pietro Visalli.

Eppure, le regole sembrano fatte apposta per essere sfidate, o quantomeno aggirate con disinvoltura. Il caso di scuola, destinato a fare giurisprudenza in questa campagna elettorale, porta la firma – in tutti i sensi – dell’ex sindaco Basile. Nonostante le recenti dimissioni, l’ex primo cittadino ha pensato bene di farsi trovare puntualmente presente alla cerimonia di firma dei contratti per l’assunzione di ben 98 nuovi vigili urbani. Una parata pre-elettorale in piena regola che si scontra frontalmente con il divieto assoluto, imposto alle pubbliche amministrazioni, di svolgere attività di comunicazione e informazione sulle tematiche connesse alla tornata elettorale dalla data di convocazione dei comizi fino alla chiusura delle urne.

La presenza di Basile a un atto amministrativo di tale impatto mediatico, a ridosso del voto, si configura infatti come una palese e marchiana violazione del principio di “impersonalità”, uno dei due pilastri (insieme all’indispensabilità) su cui si regge la deroga all’articolo 9 della legge 28 del 22 febbraio 2000 sulla par condicio. Come declina con precisione il Comitato regionale, il requisito dell’impersonalità vieta esplicitamente all’amministrazione di utilizzare il ruolo istituzionale per condurre surrettiziamente attività propagandistica. Apparire accanto ai 98 neo-assunti, intestandosi di fatto la paternità politica del provvedimento proprio mentre i motori della campagna elettorale girano a mille, straccia il velo dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione sancito dall’articolo 97 della Costituzione.
Non regge nemmeno l’alibi dell'”indispensabilità”, che limita il via libera alla sola comunicazione strettamente necessaria e indifferibile, ovvero a quei rari casi in cui uno spostamento temporale comprometterebbe gli effetti stessi dell’azione amministrativa. L’iter di assunzione dei vigili era un atto dell’ente, ma la passerella a favore di flash dell’ex sindaco era tutt’altro che una necessità burocratica ineludibile.
Il monito del Corecom, d’altronde, parla chiaro: i titolari di cariche pubbliche mantengono il sacrosanto diritto di svolgere attività di comunicazione politica, a patto di farlo rigorosamente al di fuori dell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali e in modo non riconducibile all’ente che rappresentano. Confondere il palazzo municipale con il proprio comitato elettorale, sfruttando mezzi o risorse pubbliche per un tornaconto d’immagine, è esattamente ciò che la norma intende stroncare.
L’avviso ai naviganti oltrepassa persino i confini dei municipi direttamente coinvolti dal voto. L’esigenza di assicurare l’imparzialità e di scongiurare il determinarsi di “situazioni di valenza indirettamente propagandistica” viene infatti estesa senza sconti anche agli enti locali territorialmente limitrofi a quelli in cui si svolgono le consultazioni elettorali. La circolare sollecita la massima diffusione del provvedimento a tutti gli uffici di competenza e agli enti vigilati. Le regole d’ingaggio sono scritte, le violazioni sono già andate in scena: ora si attende di capire se i controllori decideranno di battere un colpo.





