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Ristori flop in Sicilia: il governo blocca 40 milioni. Rischio stangata per le imprese

- 28/03/2026
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Palazzo Chigi impugna la legge regionale sui rimborsi per il ciclone Harry: contestati l’esonero dal Durc e i canoni balneari azzerati. Ma 7 milioni sono già stati incassati.

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L’intento era salvare le imprese piegate dal maltempo, il risultato rischia di tradursi in un disastro burocratico. Il governo Meloni ha impugnato la legge con cui la Regione Siciliana aveva stanziato 40,8 milioni di euro per ristorare le attività e gli stabilimenti balneari colpiti dal ciclone Harry. I fondi ci sono, ma a far scattare lo stop di Roma sono due norme che trasformano gli aiuti in un potenziale boomerang: nel peggiore degli scenari, chi ha già ricevuto i bonifici dovrà restituirli.

Il nodo del Durc e la strigliata di Roma

Al centro dello scontro c’è l’esenzione dal Documento unico di regolarità contributiva (Durc) per chi richiede i fondi. Per il Consiglio dei ministri, la norma siciliana è troppo generica e invade le competenze esclusive dello Stato su previdenza e concorrenza. Un “liberi tutti” che rischia di creare disparità con le altre aziende italiane.

Palazzo d’Orléans sperava in un occhio di riguardo, simile a quello applicato in piena pandemia, ignorando però i moniti già lanciati a febbraio dal Mef e dal Commissario dello Stato: la giurisprudenza costituzionale non ammette sconti sul Durc, nemmeno in emergenza.

Canoni azzerati e il paradosso dei bonifici partiti

Bocciata anche la seconda misura chiave, che azzerava i canoni demaniali marittimi per il 2026 alle concessioni nelle aree portuali danneggiate. Ma il vero cortocircuito è dettato dai tempi. La macchina dei rimborsi, infatti, viaggia già da venti giorni: tra l’assessorato alle Attività produttive e l’Irfis sono state raccolte 1.200 domande ai primi di marzo e sono stati liquidati oltre 7 milioni di euro. Ironia della sorte, appena quattro giorni fa i termini per le nuove richieste erano stati persino riaperti.

Le vie d’uscita e l’incognita delle restituzioni

Ora la Sicilia si trova con le spalle al muro. Le opzioni sul tavolo sono due: fare un’immediata retromarcia abrogando la legge per disinnescare lo scontro istituzionale, oppure tirare dritto e sfidare il governo davanti alla Corte Costituzionale. Nel mezzo restano gli imprenditori, sospesi tra un aiuto economico vitale e l’incubo di dover restituire tutto al mittente.

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