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Messina, ambulatorio clandestino nel retro della farmacia: cure antitumorali senza medici, scatta il sequestro

- 28/03/2026
farmacia

I carabinieri del Nas scoprono una struttura abusiva nella zona nord della città. Indagati il direttore tecnico e il legale rappresentante.

Un locale registrato nelle planimetrie ufficiali come un semplice “disimpegno” era stato di fatto trasformato in un vero e proprio ambulatorio medico stabile. A scoprirlo, all’interno di una farmacia situata nella zona nord della città metropolitana di Messina, sono stati i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) di Catania, il cui intervento ha portato al sequestro preventivo d’urgenza dei locali. Il provvedimento, richiesto dalla Procura distrettuale di Messina, è stato tempestivamente convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) del tribunale locale che ha emesso il decreto di sequestro.

Terapie complesse nel retrobottega

I dettagli emersi dall’ispezione restituiscono un quadro allarmante. All’interno dello stanzino venivano abitualmente somministrate terapie complesse. I militari hanno accertato la somministrazione di farmaci antitumorali, trattamenti ormonali e cure specifiche per problematiche come diabete e obesità. Il tutto avveniva in totale assenza di autorizzazioni sanitarie e, fatto ancor più grave, senza la presenza di medici o infermieri, le uniche figure professionali abilitate per legge all’esecuzione di tali pratiche cliniche.

A testimoniare la continuità e la frequenza di queste attività all’interno dei locali non a norma, gli investigatori hanno rinvenuto numerose confezioni già utilizzate di medicinali ad alto costo.

In seguito ai riscontri operativi, l’autorità giudiziaria ha iscritto nel registro degli indagati due figure chiave dell’attività commerciale: il direttore tecnico della farmacia e uno dei legali rappresentanti della società di gestione. I reati ipotizzati a loro carico sono l’esercizio abusivo di una professione (articolo 348 del codice penale) e il favoreggiamento personale (articolo 378 del codice penale).

Il Procuratore della Repubblica Antonio D’Amato, firmatario della nota diramata in data 25 marzo 2026, ha precisato che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Pertanto, nel rispetto dei principi costituzionali di presunzione d’innocenza, i soggetti indagati sono da considerarsi innocenti fino all’eventuale sentenza irrevocabile, potendo il giudizio davanti a un giudice terzo e imparziale concludersi anche con la prova dell’assoluta assenza di responsabilità in capo agli stessi.

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