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L’ombra dei “fratelli” sulla sanità messinese: la mafia dei salotti e il patto occulto per gli appalti dell’Asp

- 28/03/2026
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L’imprenditore Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, avrebbe sfruttato una fitta rete massonica per ottenere accreditamenti milionari. Spunta una misteriosa “Gip” del Grande Oriente d’Italia.

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C’è una mafia che non spara, ma che indossa il grembiule, maneggia compassi e si siede nei salotti buoni del potere. È in questo crocevia oscuro tra criminalità organizzata e logge segrete che si snoda l’inchiesta sulle infiltrazioni negli appalti della sanità pubblica siciliana. Al centro della ragnatela c’è Carmelo Vetro, imprenditore di Favara con alle spalle una pesante condanna per mafia, arrestato di recente per corruzione assieme al dirigente regionale Giancarlo Teresi. Per gli investigatori non ci sono dubbi: Vetro è un soggetto “organico sia a contesti mafiosi che massonici”.

L’operazione all’Asp di Messina e il soccorso dei “fratelli”

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L’obiettivo di Vetro e del suo socio, l’imprenditore messinese Giovanni Aveni, era chiaro: ottenere l’accreditamento dell’Arcobaleno srl presso l’Azienda sanitaria provinciale di Messina, estromettendo la società concorrente Anfild. Per sbloccare la pratica milionaria, Vetro non si sarebbe limitato a oliare i classici ingranaggi burocratici o a cercare sponde politiche tramite il manager della sanità Salvatore Iacolino. La vera leva per scardinare le resistenze interne all’Asp e tessere la tela degli appalti sarebbe stata la solidarietà inconfessabile tra “fratelli” muratori.

Le intercettazioni rivelano infatti l’intervento di un altro massone, un architetto di San Cataldo incaricato di fare da pontiere con i vertici dell’Azienda sanitaria, in particolare con il direttore generale Giuseppe Cuccì e il direttore amministrativo Giancarlo Niutta. Il piano d’azione discusso dai sodali prevedeva un approccio diretto, basato su un linguaggio dove il richiamo all’appartenenza vale più di una minaccia: “Andare a chiamare a questo Niutta e dirgli scusami caro dottore… tu capisci che intanto stai andando contro te stesso“.

Il mistero della “Gip”: non un giudice, ma un vertice del Goi

È scavando nei contatti dell’architetto nisseno che gli inquirenti si sono imbattuti in una figura chiave, registrata in rubrica come “Sr. Maria“. Nelle conversazioni captate, si fa riferimento alla donna per il suo “certo peso nel Goi” (Grande Oriente d’Italia) e la si appella come “la Gip di Messina“.

Un acronimo che, in un contesto d’indagine, fa subito pensare a un Giudice per le indagini preliminari. La realtà, però, svela un livello gerarchico ben diverso: Grande Ispettore Provinciale. A lei l’architetto si sarebbe rivolto per sondare il terreno, cercando di scoprire se anche il direttore amministrativo Niutta appartenesse alla medesima loggia, nel tentativo di chiudere la morsa del ricatto morale ed esigere il favore richiesto.

Una fratellanza segreta al servizio degli affari

Nel 2012, durante il primo arresto di Vetro, nella sua abitazione saltarono fuori documenti inequivocabili che ne attestavano l’affiliazione alla “Gran loggia d’Italia e degli antichi liberi accettati muratori”. Oggi, le indagini condotte dalla Sisco di Palermo, dalla Dia e dalla Squadra mobile di Trapani, coordinate dalla Procura palermitana, tentano di svelare a quale obbedienza l’imprenditore faccia attualmente riferimento.

Che si tratti di una loggia ufficiale o di un’associazione iniziatica coperta, il dato allarmante resta il metodo operativo. La massoneria deviata emerge non come un circolo filosofico, ma come un vero e proprio sistema di influenze. Un circuito chiuso, indispensabile per instaurare partnership occulte, fare raccomandazioni e spartirsi la torta milionaria della sanità.