Il voto di Strasburgo travolge la riforma Nordio: scatta l’obbligo per il governo di reinserire il reato nel codice penale per allinearsi alla stretta Ue contro il malaffare.

Una brusca frenata per le recenti riforme della giustizia italiana arriva direttamente da Strasburgo. Il Parlamento europeo ha dato il via libera, con un’amplissima maggioranza, alla prima direttiva anticorruzione nella storia dell’Unione. Un voto che si ripercuote immediatamente sull’ordinamento del nostro Paese, andando a incidere su uno dei pilastri del ddl Nordio approvato nell’estate del 2024: la cancellazione del reato di abuso d’ufficio.
Il vincolo di Bruxelles
La nuova architettura penale europea, che punta a creare un quadro armonizzato tra gli Stati membri per prevenire e contrastare il malaffare, non prevede deroghe in merito all’esercizio illecito delle funzioni pubbliche. L’indicazione giunta dall’Eurocamera impone un cambio di rotta. “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre il reato, in almeno due gravi fattispecie”, ha precisato Raquel Garcia Hermida, relatrice del provvedimento a Bruxelles.
Il richiamo dell’Anticorruzione
La cornice normativa imposta dalla direttiva europea ha registrato l’immediato intervento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, ha sottolineato l’importanza del passaggio comunitario auspicando tempi brevi per l’allineamento dell’Italia: “Speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti”.
Il nuovo scenario per la giustizia
Per l’esecutivo italiano, l’approvazione del pacchetto europeo apre un nuovo dossier sul tavolo dell’amministrazione della giustizia. L’abrogazione dell’abuso d’ufficio era stata fortemente voluta per sbloccare l’azione dei sindaci e dei dirigenti pubblici, spesso condizionati dalla cosiddetta “paura della firma”. Ora, l’obbligo di recepire le direttive di Bruxelles impone un necessario riallineamento normativo che riporterà l’abuso d’ufficio, pur con confini probabilmente ridefiniti dalle direttive stesse, all’interno del perimetro penale italiano.





