I pm di Palermo notificano la conclusione delle indagini all’ex governatore, ad altri sette indagati e alla società Dussmann. Cade l’ipotesi di reato associativo. Nel mirino degli inquirenti concorsi truccati e nomine in cambio di assunzioni e subappalti.
La Procura di Palermo ha messo un punto fermo sull’inchiesta relativa all’illecita gestione degli appalti e delle nomine all’interno della sanità regionale siciliana. Con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini, atto formale che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, i magistrati hanno delineato l’impianto accusatorio definitivo, nato dagli interrogatori preventivi davanti al gip.
Una prima certezza emerge dal fascicolo: non è contestato il reato associativo. Al centro della rete, secondo l’accusa, ci sarebbe però l’ex governatore e leader della Nuova Dc, Totò Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari e difeso dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano. Insieme a lui, figurano tra gli indagati Ferdinando Aiello, Roberto Colletti, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola e Vito Raso.
I capi d’imputazione formulati dai pm sono quattro e si dividono tra traffico di influenze e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, coinvolgendo anche la società Dussmann Service per illeciti amministrativi.
Il traffico di influenze e l’ombra sui subappalti
Il primo filone riguarda un presunto traffico di influenze legato all’estate del 2024. Secondo i magistrati, Cuffaro avrebbe sfruttato i propri legami con l’allora Direttore Generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, per favorire la società Dussmann Service in una gara d’appalto relativa ai servizi di ausiliariato e reception. In cambio di questa mediazione, Mauro Marchese (legale rappresentante Dussmann) e Marco Dammone (funzionario della stessa azienda) avrebbero garantito assunzioni, contratti e miglioramenti professionali a persone direttamente segnalate dall’ex presidente della Regione.
Un secondo episodio di traffico di influenze, risalente alla fine del 2024, coinvolge Sergio Mazzola (amministratore della Euroservice), insieme a Marchese, Dammone e Ferdinando Aiello. L’obiettivo era sempre favorire la Dussmann nella “Gara-Ponte” dell’Asp siracusana. Il prezzo per la mediazione sarebbe consistito nell’aumento dei lavori in subappalto destinati alla Euroservice. In questo frangente emerge un dettaglio politico rilevante: gli indagati avrebbero agito in concorso con Francesco Saverio Romano, deputato nazionale di Noi Moderati ed ex ministro, che avrebbe fatto da tramite con Caltagirone. La posizione di Romano, tuttavia, è stata stralciata e si procede separatamente, dopo che il Parlamento ha negato l’autorizzazione al sequestro della sua corrispondenza.
Delle condotte di Marchese e Dammone è chiamata a rispondere anche la stessa Dussmann Service (che in questi mesi ha sempre rivendicato la correttezza del proprio operato), indagata per la responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs 231/2001) poiché i reati sarebbero stati commessi nell’interesse dell’azienda.
Concorsi truccati: l’accusa di corruzione
Il quadro si aggrava ulteriormente per Cuffaro con l’accusa di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, mossa in concorso con Roberto Colletti (all’epoca Direttore Generale di Villa Sofia-Cervello), Antonio Iacono (Presidente della commissione di concorso) e Vito Raso.
L’episodio si concentra su un concorso pubblico per 15 posti di Operatore Socio Sanitario (OSS). Secondo l’impianto accusatorio, Cuffaro avrebbe garantito a Colletti la conferma nel ruolo di Direttore Generale, mediando con i vertici regionali, e promesso incarichi futuri a Iacono. La contropartita, ottenuta con l’aiuto di Raso, sarebbe stata la consegna anticipata delle domande e degli argomenti d’esame, permettendo così di favorire candidati “raccomandati”.
Con la chiusura formale dell’inchiesta, la palla passa ora alle difese. Gli otto indagati e la società coinvolta hanno venti giorni di tempo per presentare memorie scritte, depositare documentazione o chiedere di essere sottoposti a un interrogatorio difensivo davanti ai pm.




