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L’ingorgo perfetto: anche la via Cesare Battisti verrà “soffocata” dalla ciclabile non richiesta

- 18/03/2026
via cesare battisti tribunale retro

Da tre a due corsie davanti al Tribunale e sosta azzerata per far posto a un’opera ereditata dalla passata amministrazione. Il centro scivola verso la paralisi, tra lo scetticismo sui tre mesi di lavori annunciati e l’ombra dei soliti cantieri infiniti.

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Ancora un altro “miracolo” calato dall’alto su una viabilità già asfissiata. La via Cesare Battisti, arteria nevralgica che costeggia il Tribunale, si prepara al suo personale calvario automobilistico: la riduzione delle corsie da tre a due. Il tutto per fare spazio all’ennesima pista ciclabile, un’opera che nessuno ha mai chiesto, mai discussa con i cittadini, ma “dolcemente” imposta da un’amministrazione che anche se non c’è più, continua a far subire i suoi lasciti programmatici. Un fantasma politico che continua a dettare legge a colpi di cantieri e restringimenti stradali.

La nuova “opera” urbana si innesta con quell’altra iattura che è la pista ciclabile di via Tommaso Cannizzaro: altra strada ristretta quindi. Per far posto all’area di cantiere, infatti, le tre corsie lato Tribunale verranno compresse e spostate verso valle. Il risultato immediato? La temporanea ma provvidenziale eliminazione di ogni zona di sosta. Spariranno gli stalli per i motorini – gli unici autorizzati a sostare da quelle parti – e, naturalmente, si volatilizzeranno anche le auto che, in un tacito accordo di divieto tollerato, trovavano rifugio lungo la via. La paralisi si preannuncia totale.

Il cronoprogramma è un capolavoro di ottimismo istituzionale. I lavori procederanno a blocchi, isolato per isolato:

  • Primo step: dal Tribunale a via Nicola Fabrizi.
  • Tempi previsti: dalle due alle tre settimane per ciascuno dei cinque blocchi totali.
  • Conclusione teorica: l’intera opera consegnata in circa tre mesi, “senza intoppi”.

Ma chi vive a Messina sa benissimo che i cantieri cittadini rispondono a leggi della fisica quantistica tutte loro. Le durate annunciate vengono sistematicamente disattese, lasciando in eredità cantieri aperti, pericolosi e animati da operai che lavorano a intermittenza. L’impressione, ormai consolidata, è che esista un’unica, eroica task force di lavoratori che viene fatta ruotare come una trottola tra i vari scavi della città: dai cantieri lumaca dei parcheggi di interscambio che vanno da Giostra al viale Europa, fino al viale San Martino, ormai soffocato da tempo immemore.

Rimane, alla fine, la domanda delle cento pistole: a chi servono queste piste ciclabili? Chi le ha chieste? Di certo non i cittadini, in una città tutt’altro che pianeggiante che non ha nulla da spartire con le morfologie di Amsterdam ma neanche di Bologna o Milano. Si continuano a restringere i pochi assi viari funzionanti con conseguenze nefaste per il traffico quotidiano, a vantaggio di plotoni di ciclisti immaginari.

L’amara verità è che le opere si fanno per intercettare i fondi. Un’ossessione per il finanziamento a pioggia, ottenuto per realizzare infrastrutture inutili, i cui soldi verranno spesi non si sa bene per cosa, se non per certificare che a Messina le strade possono sempre diventare un po’ più strette e il traffico un po’ più infernale.

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