Ci sono altri due poliziotti indagati nell’indagine della procura. Contestati oltre 30 reati all’agente
Assume contorni sempre più definiti il sospetto di un controllo “illegale” delle attività di spaccio nella zona tra il boschetto di Rogoredo e il quartiere Corvetto, territorio che Carmelo Cinturrino, l’assistente capo del Commissariato Mecenate, avrebbe dovuto presidiare.
E l’ipotesi che l’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso lo scorso 26 gennaio durante un controllo antidroga, fosse solo la punta dell’iceberg di violenze, richieste di cocaina, hashish e soldi, si è tradotta ora in una pioggia di imputazioni molto pesanti. Fa un netto passo avanti l’indagine sull’uccisione del pusher di origini marocchina, coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola e condotta dalla Squadra mobile della Polizia, guidata da Alfonso Iadevaia.
Mentre sono cominciati gli accertamenti tecnici scientifici per rintracciare Dna su una mazza-sbarra di legno e su un martello, trovati tra ufficio e macchina di servizio in uso a Cinturrino, con la richiesta di incidente probatorio inoltrata al gip per “cristallizzare” le testimonianze di otto persone, tra pusher e tossici che hanno avuto a che fare con lui, viene a galla un quadro inquietante. Ci sono altri due colleghi indagati e che si aggiungono ai quattro già sotto inchiesta. E si può ipotizzare, se non una “squadretta”, quanto meno l’esistenza di coperture e complicità affinché il poliziotto 41enne potesse gestire indisturbato le attività illecite. E così, oltre alle aggravanti della premeditazione e dall’aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione contestate nell’omicidio, nell’atto notificato nel pomeriggio vengono messe nero su bianco accuse – oltre 30 le imputazioni per il solo Cinturrino e 43 in totale – che vanno dal sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsioni, concussioni, percosse, calunnia, depistaggio, rapina, arresti illegali e falso. Reati questi ultimi due di cui rispondono i due agenti coinvolti da poco nell’indagine. In una ventina di pagine i pm offrono uno scenario impietoso. A
ccanto alle minacce dirette o mediate nei confronti di Mansouri – “o ti arresto o ti ammazzo”, “di’ a Zack che se lo becco io lo uccido”, “mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo” – la Procura delinea episodi di degrado estremo. In un caso, con altri due agenti, avrebbe denudato, scaraventato “a terra”, colpito “con un martello sullo sterno e sui fianchi” e con “il collo di una bottiglia di birra” un tossicodipendente disabile. Al quale, dopo averlo minacciato dicendogli “dammi la storia, qua non comandano Zack e Minour”, il terzetto avrebbe cercato di portare via droga e denaro che l’uomo custodiva per conto di Mansouri. In un altro caso, con un complice, Cinturrino avrebbe trascinato “nel bosco” un piccolo spacciatore: l’avrebbero denudato e pestato per costringerlo a “rivelare i luoghi di imbosco” di stupefacenti e denaro, sempre di Mansouri.
E poi ancora “percosse” con martellate “sulla schiena” e sulla testa, concussioni per richieste di soldi ai pusher anche da “800 euro” il 22 gennaio scorso, quattro giorni prima dell’omicidio, arresti illegali con conseguenti iscrizioni pure per falso e calunnia e pure eroina ceduta a tossicodipendenti. E ancora un’imputazione di sequestro di persona: lui e un suo collega avrebbero chiuso “in una stanza” del Commissariato e picchiato un marocchino 29enne, l’8 dicembre scorso. Lo stesso giovane era stato arrestato illegalmente dai due il 3 aprile del 2025. Gli avrebbero preso anche 50 euro. Su questi episodi, da sempre negati dal poliziotto e ritenuti solo “infamanti”, si terrà l’incidente probatorio. Mentre domani è attesa l’udienza, davanti al Tribunale del Riesame, in cui la difesa del poliziotto in carcere discuterà la richiesta di arresti domiciliari.
ANSA




