Nato a Galati Mamertino il 26 gennaio 1930, Pippo Ferraù è venuto a mancare a Messina lo scorso 12 marzo 2026. Dopo soli 29 giorni dalla morte della amatissima moglie Mariuccia
Pippo è stato molto più del fratello minore del celebre poeta Nino Ferraù. Nel corso della sua lunga vita, si è ritagliato un ruolo fondamentale: quello di instancabile e amorevole custode di un’eredità letteraria di respiro internazionale. Se Nino è stato la penna e la mente dell’Ascendentismo – la corrente letteraria antiermetica e antidecadentista fondata negli anni ’50 – Pippo ne è stato il baluardo costante, assicurandosi con dedizione che il tempo e la disattenzione non ne sfumassero la memoria
Il motore del Premio Nazionale di Poesia

L’impegno civico e culturale di Pippo Ferraù si è intrecciato indissolubilmente con il suo paese natale sui Nebrodi. A lui, in sinergia con comitati scientifici e amministrazioni comunali, si deve l’impulso vitale per il rilancio del Premio Nazionale di Poesia “Nino Ferraù”. Dopo un silenzio durato quasi vent’anni, Pippo ha lavorato dietro le quinte per riportare a Galati Mamertino una manifestazione prestigiosa che negli anni ’80 aveva attratto nomi del calibro di Arnoldo Foà, Ugo Pagliai e Severino Gazzelloni. La sua presenza costante alle serate di gala, i suoi aneddoti intimi e l’affetto riversato su direttori artistici e partecipanti hanno rappresentato il cuore emotivo della rinascita del concorso.
Il dono alla collettività: i manoscritti di Messina

La sua vocazione di preservatore ha trovato uno dei momenti di massima espressione pubblica alla Biblioteca Regionale “Giacomo Longo” di Messina. Il gesto di Pippo Ferraù verso la Biblioteca Regionale “Giacomo Longo” di Messina non è stata una semplice donazione, ma l’apertura di uno scrigno fino a quel momento inaccessibile e gelosamente custodito. In occasione del centenario della nascita del fratello Nino, celebrato tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, Pippo ha consegnato alla collettività un patrimonio documentale inestimabile, sfociato nella mostra “Maestro resterò fino alla sera”.
Sui tavoli dell’istituto messinese sono così approdati numerosi manoscritti autografi, fotografie inedite, appunti privati e, soprattutto, un preziosissimo carteggio epistolare. Queste lettere testimoniano la fitta rete di relazioni che Nino Ferraù intratteneva con i vertici della cultura del suo tempo, da Benedetto Croce a Cesare Pavese, fino a Giorgio De Chirico. Leggere quelle carte significa immergersi in un dibattito letterario vivacissimo, fatto di amicizie profonde ma anche di divergenze nette, come quelle celebri con l’amico e conterraneo Salvatore Quasimodo. Sebbene tra i due vi fosse un legame di stima sincera – tanto che Ferraù fu tra i pochi a vegliare il Premio Nobel negli ultimi momenti della sua vita – la loro visione della letteratura viaggiava su binari diametralmente opposti.

È proprio in questa fiera contrapposizione che affondano le radici dell’Ascendentismo, il movimento fondato da Nino negli anni ’50 e difeso con tenacia per decenni da Pippo. Mentre Quasimodo e altri giganti del Novecento cavalcavano la stagione dell’Ermetismo, fatta di liriche essenziali e significati criptati, l’Ascendentismo si affermava come una corrente dichiaratamente antiermetica e antidecadentista. Attraverso l’organo di stampa ufficiale del movimento, la rivista “Selezione poetica”, la visione dei Ferraù propugnava una poesia che non si nascondesse nel mistero o nell’oscurità del verso, ma che puntasse all’universalità del linguaggio.
Il manifesto dell’Ascendentismo mirava a fondere la razionalità della mente con l’emotività del cuore. Rifiutava l’idea di un’arte fredda o, al contrario, di un sentimentalismo sterile, cercando invece di esplorare l’interiorità umana, l’amara consapevolezza dell’essere e il rapporto con il divino attraverso una lingua chiara, vibrante e accessibile. “La vera poesia come la vera arte non segue un indirizzo, ma lo crea“, teorizzava Nino nel Codice dell’Ascendentismo, rivendicando l’autonomia e la forza vitale del fare poetico.
Pippo Ferraù ha compreso con lucida lungimiranza che questa visione non doveva rimanere confinata tra le montagne di Galati Mamertino. Affidando i documenti del fratello agli archivi pubblici e agli studiosi, ha disinnescato il rischio che l’Ascendentismo venisse derubricato a un fenomeno marginale o provinciale. Ha invece garantito che venisse finalmente studiato e riconosciuto per la sua reale valenza propositiva e filosofica. Il suo è stato un ponte di carta e inchiostro gettato verso il futuro, affinché la voce di chi aveva promesso di “restare maestro fino alla sera” continui a vivere e a ispirare le nuove generazioni di lettori.
Un’eredità di cura e affetto
Pippo Ferraù ci consegna una lezione di rara umiltà e tenacia: l’importanza della cura della memoria. Pur non avendo firmato i versi che hanno reso celebre il suo cognome, ha speso la vita affinché quei versi continuassero a essere letti, studiati e amati. Ha contribuito a rendere tangibile quella storia, sostenendo anche i percorsi che hanno portato all’apertura della “Casa Museo Ferraù”. Con lui se ne va un gentiluomo d’altri tempi, un uomo che ha saputo trasformare un profondo legame fraterno in un dono prezioso per l’intera comunità intellettuale.
I funerali si terranno oggi 14 marzo alle ore 11 alla chiesa di Salice – Messina
P.S. Con lui se ne va anche mio suocero, pressante, pignolo e instancabile, ma sopra ogni cosa da me amato come un secondo padre.





