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Il sorriso di Alessandra Musarra e quelle mimose mai consegnate: il ricordo a sette anni dal femminicidio

- 08/03/2026
A Musarra

A sette anni dal brutale femminicidio di Santa Lucia sopra Contesse, la città ricorda la giovane uccisa alla vigilia dell’8 marzo. Dalla passione per le mimose al doloroso iter giudiziario concluso con lo sconto di pena: una ferita ancora aperta per tutta la comunità.

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Il 7 marzo del 2019 è una di quelle date che restano incise come cicatrici sul calendario di un’intera città. È il giorno in cui la vita e i sogni di Alessandra Musarra furono brutalmente spezzati all’interno del suo appartamento a Santa Lucia sopra Contesse, alla vigilia di una ricorrenza che lei stessa amava celebrare con cura e dedizione.

Chi conosceva Alessandra ricorda bene il suo rito di primavera. Proprio oggi, come ogni 8 marzo, avrebbe intrecciato con le sue stesse mani dei piccoli mazzi di mimose per donarli alle donne più importanti della sua vita. Un gesto d’amore e di sorellanza che le è stato negato per sempre, cancellato il giorno prima dalla furia di una violenza inaudita che non le ha lasciato scampo.

Alessandra e Carmen Musarra 3

A lanciare l’allarme, quella tragica mattina di sette anni fa, fu il padre di Alessandra. I suoi disperati e ripetuti tentativi di mettersi in contatto con la figlia caddero nel vuoto. Un silenzio innaturale che precedette la più macabra delle scoperte: il corpo senza vita della ragazza, prima massacrata di botte e infine soffocata tra le mura che avrebbero dovuto rappresentare il suo rifugio sicuro.

Le indagini si strinsero immediatamente attorno al fidanzato, portando a due iniziali condanne all’ergastolo, confermate in primo grado e in Corte d’Assise d’Appello. Una fermezza processuale che ha però subito una dolorosa virata nel 2024: la Cassazione ha infatti annullato la sentenza, rinviando gli atti a Reggio Calabria per una nuova valutazione sull’aggravante dei motivi futili e abietti. Un ricalcolo che, in base a un accordo tra le parti, ha portato a una rimodulazione definitiva della pena a 24 anni di reclusione. Un epilogo giudiziario che, inevitabilmente, rinnova il dolore di chi resta.

Oggi, nel giorno in cui Alessandra avrebbe distribuito i suoi fiori, il pensiero di tutta la comunità messinese torna a lei. Alla sua famiglia, ai suoi affetti più cari e in particolar modo a quel padre che per primo ha dovuto affrontare l’abisso di questa tragedia, va il nostro messaggio di profonda vicinanza e di inalterato cordoglio. Il tempo e le aule di tribunale non potranno mai cancellare la memoria di una giovane donna a cui è stato rubato il domani. Il ricordo di Alessandra vive, forte e indelebile.

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