Tra spot elettorali e sfregi al Palazzo della Dogana, l’impietosa analisi dell’architetto Principato boccia la “Terrazza” dell’ex sindaco. E spunta l’alternativa (vera e utile) del progetto Colosi.

Puntuale come le tasse e i disagi dello scirocco, si apre la stagione delle illusioni ottiche pre-elettorali. L’ex sindaco dimissionato Federico Basile, con il fiuto infallibile di chi sente l’avvicinarsi delle urne, estrae dal cilindro l’ennesima magia a favore di telecamera: il rendering della cosiddetta “Terrazza panoramica” sul porto di Messina. “Un progetto perfettamente inutile, venduto come il nuovo miracolo urbanistico. Per carità, non c’è bisogno di scomodare i giardini pensili di Babilonia del re Nabucodonosor, e lasciamo riposare in pace anche il botanico Friedrich Dehnhardt e le sue rare specie del Palazzo Reale di Napoli. Quelle erano opere che rispondevano a un concetto ormai dimenticato da certe parti: La Grande Bellezza. Qui, invece, siamo sprofondati fino al collo nella Grande Bruttezza”. Lo scrive l’architetto Nino Principato in un suo dissacrante, sanguigno e diretto post.
La Soprintendenza, questa sconosciuta
Prima ancora di addentrarci nei meandri del cattivo gusto, c’è un piccolo ostacolo che l’ex primo cittadino sembra ignorare: la legge.
Nello specifico, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004, per gli amici Codice Urbani). Questo noioso libriccino prevede, all’articolo 21, che il Comune debba chiedere e ottenere l’autorizzazione dalla Soprintendenza.
Serve una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), un procedimento che si conclude con una bella bocciatura se l’opera non rispetta i vincoli paesaggistici e l’identità culturale del luogo. E viste le premesse di questo ecomostro ibrido, l’incompatibilità è scritta grande quanto un grattacielo sul lungomare.
Un’estetica da “sensale di suini”
E Nino Principato smonta senza appello questo obbrobrio estetico. Agli occhi di chiunque — addetti ai lavori e non — salta subito alla vista l’orrore di un percorso sinuoso e sgraziato, privo di qualsiasi armonia. Un’infrastruttura che pugnala alle spalle il contesto circostante e, in particolare, il maestoso Palazzo della Dogana, gioiello del 1912 firmato da Luigi Lo Cascio. A fargli compagnia in questo scempio, un colonnato invadente, asettico, privo del benché minimo decoro o invenzione architettonica. E per i cosiddetti “giardini pensili” è d’obbligo stendere un velo pietoso: una sfilza di misere aiuole senza scenografia, allineate in fila indiana.
Per dirla con la sintesi caustica e perfetta dello stesso Principato: “Un sensale di suini avrebbe fatto meglio”.
L’alternativa vera: il progetto Colosi

Ma siccome in città le buone idee esistono (spesso fuori dai palazzi del potere), a ristabilire il confine tra utilità pubblica e propaganda ci pensa Rosario Colosi. La sua idea progettuale per l’area è un inno alla vera bellezza e, soprattutto, al buon senso.
Oltre a veri giardini pensili curati e a un albergo a gradoni ben integrato, il progetto prevede negozi e una modernissima stazione dei pullman al coperto, dotata di biglietterie e sale d’aspetto al piano terra. Una mossa scacchistica che libererebbe le strade limitrofe e la vicina piazza della stazione dall’assedio perenne dei mezzi pesanti, decongestionando il traffico e ridando ossigeno commerciale alla zona.
Insomma, il quadro è chiaro. Da una parte la proposta concreta e intelligente di un cittadino che ama Messina; dall’altra il rendering elettorale, brutto e invasivo, dell’ex sindaco Basile.




