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Attacco in Iran, i droni Usa partiti da Sigonella: scudo aereo sul Muos e allerta a Trapani-Birgi

- 04/03/2026
superdrone usa

L’operazione americana, condotta senza il via libera dell’Italia e della Nato, alza il livello di tensione in Sicilia. La deputata M5S Ciminnisi interroga la Regione sui rischi per l’Isola e per l’operatività civile degli scali.

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I droni da ricognizione che hanno spianato la strada all’attacco americano in Iran, culminato con la morte del dittatore, sono decollati dalla Sicilia. Dal 25 al 28 febbraio, i velivoli senza pilota statunitensi hanno fatto la spola tra la base di Sigonella e il Medio Oriente, raccogliendo le informazioni d’intelligence decisive per il raid. Un’operazione condotta in totale autonomia da Washington, senza alcun coordinamento preventivo con il governo italiano, con i partner europei o con i vertici della Nato.

La conferma del ruolo operativo dell’installazione siciliana proietta l’Isola al centro della scacchiera geopolitica, innalzando inevitabilmente il livello di guardia per possibili ritorsioni.

Lo scudo invisibile sul Muos di Niscemi

Sebbene la distanza geografica renda la Sicilia un bersaglio complesso per le rappresaglie di Teheran, l’ipotesi di un attacco non è stata scartata dai comandi militari. La prima contromisura americana ha riguardato la messa in sicurezza del Muos di Niscemi, il nevralgico sistema di antenne che gestisce le comunicazioni satellitari delle forze armate Usa a livello globale. A protezione dell’impianto è stato attivato un “ombrello” difensivo attraverso lo schieramento dei sistemi antiaerei e antimissile SAMP/T. Una misura precauzionale che restituisce, da sola, la gravità e la volatilità del momento.

Stato di massima attenzione a Trapani-Birgi

L’onda lunga della crisi mediorientale investe anche l’aeroporto militare di Trapani-Birgi, attualmente in stato di allerta. Al momento le operazioni civili dello scalo “Vincenzo Florio” procedono regolarmente, ma la convivenza tra traffico passeggeri e attività dei caccia solleva crescenti preoccupazioni sul territorio.

A portare il caso all’attenzione della politica è la deputata regionale trapanese del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, che ha depositato un’interrogazione urgente all’Assemblea Regionale Siciliana. L’obiettivo è fare luce sul reale impiego operativo di Birgi e ottenere garanzie blindate per l’operatività civile.

L’interrogazione e il nodo delle competenze

Ciminnisi punta il dito contro l’atteggiamento delle istituzioni locali di fronte alla progressiva militarizzazione dello scalo, già scelto recentemente come polo mondiale di addestramento per i piloti dei caccia F-35 a guida statunitense. “Con l’aumento delle tensioni in Medio Oriente e l’attivismo delle basi siciliane di Sigonella e Niscemi, non possiamo più accettare alcun silenzio”, dichiara la deputata.

Pur nella consapevolezza che la Regione Siciliana non abbia poteri diretti in materia di accordi militari internazionali, l’atto parlamentare punta a forzare la mano al governatore affinché pretenda risposte chiare da Roma e dal Ministero della Difesa.

Al centro delle rivendicazioni ci sono due urgenze primarie:

  • La sicurezza della popolazione: la necessità di conoscere le reali valutazioni di rischio per i territori che ospitano le basi.
  • La tutela dell’economia locale: la garanzia che l’incremento delle attività belliche e addestrative non sottragga slot orari e corridoi di volo al traffico civile, mettendo a rischio il piano di sviluppo dell’aeroporto che punta a raggiungere 1,5 milioni di passeggeri entro questo 2026.

“La Sicilia è terra di pace. Non siamo disposti a diventare l’avamposto militare di un’ennesima guerra”, conclude Ciminnisi. “I cittadini e gli operatori economici hanno diritto a sapere quali attività siano in corso e quali rischi comportino per il nostro territorio”.

Cristina Cimminisi M5s
Cristina Cimminisi M5s