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Il fango sullo Stretto: a Messina il programma elettorale si scrive in Procura

- 02/03/2026
marcello scurria cateno de luca

Volano già gli stracci (e le carte bollate) nella corsa a Palazzo Zanca. Mentre “Scateno” e Scurria inaugurano la campagna elettorale a colpi di querele sul Risanamento, il centrosinistra si lacera sul nome di Todaro e il centrodestra affronta i primi ammutinamenti. Il terrore di perdere la poltrona trasforma le coalizioni in trincee.

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A Messina l’aria è già irrespirabile, e per una volta non c’entrano i fumi dei traghetti. È il mefitico olezzo del terrore puro, quello di chi sa perfettamente che a questo giro chi perde il seggio non va a fare la nobile opposizione: scompare direttamente dai radar, condannato all’oblio e alla fine politica. Dunque, niente prigionieri. È una guerra senza quartiere, combattuta a colpi bassi, pugnalate alle spalle e, immancabilmente, carte bollate.

Siamo solo alle proverbiali prime battute della campagna elettorale e il bilancio è già da tribunale: tre querele. Protagonisti dell’edificante teatrino, manco a dirlo, il sempre più “Scateno” De Luca e il candidato del centrodestra Marcello Scurria, che hanno deciso di trasformare la complessa gestione del Risanamento nell’ennesimo ring per scambiarsi “cortesie”. Scurria ne ha già annunciate tre in un colpo solo dopo le critiche dell’avversario, elevando la querela a vero e proprio manifesto programmatico.

Mentre l’asse De Luca-Scurria pensa ad arricchire gli avvocati, il centrosinistra, fedele alla sua inscalfibile vocazione tafazziana, si cimenta nel suo sport d’elezione: la crisi di nervi. Nel cosiddetto “campo largo” (che a Messina minaccia di restringersi alle dimensioni di un monolocale), la scelta del candidato sindaco ha fatto saltare l’intero centralino. La pensata di far convergere le truppe sul sindacalista della Uil, Paolo Todaro, ha provocato i soliti moti carbonari interni al Pd. Correnti in subbuglio, minacce di rottura totale e la direzione provinciale convocata d’urgenza nel pomeriggio in un clima da resa dei conti, con tanto di mozione per mettere ai voti il nome del malcapitato Todaro.

A tentare di mettere una toppa ci ha provato Domenico Siracusano, membro della segreteria regionale dem, con il più classico dei richiami all’ordine: «Prima delle ambizioni personali c’è la necessità di tenere insieme le forze in alternativa al centrodestra e a Sud chiama Nord. Mettere in discussione l’unione del campo progressista non è un’opzione». Insomma, facciamoci andare bene chiunque pur di non farci asfaltare. Ma la palla passa a Palermo: sarà il vertice regionale di oggi a emettere la sentenza definitiva sul nome di Todaro.

E se a sinistra piangono, nel centrodestra di certo non ridono. Il fronte che ha già schierato Scurria è tutto un florilegio di crepe e veti incrociati. Mirko Cantello, eletto con Prima l’Italia e ora comodamente parcheggiato nel Gruppo Misto, ha sganciato la sua personalissima bomba: «Se il centrodestra non cambia candidato, io e altri consiglieri faremo altre scelte». Di quali altri consiglieri parli Cantello non è dato sapere. La risposta di Scurria non si è fatta attendere, intrisa di quell’umiltà tipica della politica locale: «La mia ambizione è quella di rappresentare i Cittadini, non il consigliere uscente del gruppo misto. Cantello si faccia rappresentare da chi ritiene».

Tra querele preventive, direzioni convocate d’urgenza, diktat e fughe in avanti, il quadro è insomma desolante. I candidati si scannano, le coalizioni implodono per autocombustione e i cittadini messinesi restano a guardare un circo in cui, per ora, l’unica cosa palpabile è il veleno.

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