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La farsa del mercato Vascone: quattro anni, due proroghe e la colpa (ovviamente) è del meteo

- 01/03/2026
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Quattro anni e mezzo di attesa, cantieri lumaca, mercatali esiliati nel parcheggio del cimitero e l’ultima beffa della Giunta uscente: per i ritardi la colpa è della pioggia.

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C’è un ultimo, imperdibile lascito che il Sindaco e la sua fidata Giunta hanno voluto regalare ai cittadini di Messina prima di togliere il disturbo. Un colpo di coda memorabile, vergato nero su bianco nella delibera n. 195 del 27 febbraio 2026. L’oggetto? Il mercato Vascone. Anzi, la farsa dei lavori del mercato Vascone. La fine del cantiere, magicamente prevista per il 30 aprile, è stata clamorosamente, inaspettatamente, incredibilmente rinviata al 31 luglio 2026.

Come denuncia Alessandro Cacciotto, presidente della Terza Municipaltà del Comune di Messina, per capire la magnitudo del capolavoro bisogna riavvolgere il nastro e leggere le date. È un bollettino di guerra burocratica che non teme smentite, perché i fatti, quelli inconfutabili, di solito non si raccontano nei salotti buoni per non disturbare il manovratore.

Ecco le tappe della grande opera (che poi sarebbero pochi lavori di banale ristrutturazione):

  • 24 marzo 2022: L’appalto viene aggiudicato. Gioia, tripudio, grandi annunci.
  • 23 dicembre 2022: Nove mesi dopo, con la calma dei forti, viene finalmente firmato il contratto con la ditta.
  • 13 marzo 2025 – 30 novembre 2025: Prima chiusura del mercato. I commercianti vengono gentilmente sfrattati e parcheggiati (nel vero senso della parola) nel parcheggio di interscambio di fronte al cimitero. Un luogo allegro e indubbiamente propizio al commercio.
  • Proroga n. 1: Scadenza spostata al 30 aprile 2026, condita da un provvidenziale sub-appalto.
  • Proroga n. 2: Il capolavoro finale, proroga al 31 luglio 2026.

Totale: quattro anni e mezzo dall’aggiudicazione dell’appalto per dare una sistematina a un mercato. Nel frattempo, i mercatali continuano a tirare a campare tra mille disagi in mezzo all’asfalto di un parcheggio, in attesa di un miracolo.

Ma il vero tocco da maestri, quello che scuote il sistema nervoso dei cittadini e fa inevitabilmente salire il sangue alla testa agli ambulanti esiliati davanti al camposanto, è la motivazione. La pezza d’appoggio ufficiale per giustificare questi ritardi biblici, messa nero su bianco, sono le “condizioni climatiche avverse”.

Avete letto bene. Dopo oltre un anno di inerzia totale, di ignavia amministrativa certificata sotto l’attenta (si fa per dire) supervisione dell’ormai ex assessore Finocchiaro, l’amministrazione si difende dando la colpa alla pioggia. Al brutto tempo degli ultimi mesi. Mancano solo le cavallette, le inondazioni e il traffico, e il manuale delle scuse da terza elementare sarebbe al completo.

Ai cittadini l’ardua sentenza. A loro l’ingrato compito di giudicare questa ennesima, desolante vicenda di sciatteria politica spacciata, con una faccia di bronzo senza pari, per pura fatalità meteorologica.

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