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Il Rinascimento del QR-Code: a Messina si inaugura un cartello. Principato “non andateci!”

- 26/02/2026
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​Fermate le rotative, annullate gli impegni. A Messina la Cultura con la C maiuscola è in fermento per l’evento del decennio. Non l’apertura di un nuovo polo museale, non il restauro di un’opera d’arte dimenticata e nemmeno il recupero architettonico di un sito storico lasciato all’incuria. No. L’amministrazione comunale ha indetto una solenne, imperdibile conferenza stampa per inaugurare – udite udite – un cartello.​Sì, avete letto bene. Un pezzo di materiale piazzato all’ingresso dei resti della Chiesa di S. Maria di Gesù Superiore, nota come la presunta tomba del sommo Antonello da Messina. Il colpo di genio porta la firma dell’Assessore al Turismo e alla Cultura, Enzo Caruso, che fiero annuncia la posa del manufatto, dotato perfino di un modernissimo QR-Code per i turisti dei “Walking Tour”. Che l’innovazione tecnologica sia con noi.​Ora, uno si aspetterebbe che per onorare il più grande artista siciliano del Rinascimento, un Comune che nuota letteralmente nei milioni di euro del PNRR tirasse fuori dal cilindro un progetto di recupero e valorizzazione coi fiocchi. Invece no. I fondi europei piovono a palate su opere la cui reale utilità sfugge ai comuni mortali, ma per la tomba di Antonello il budget dell’assessorato si è evidentemente fermato in cartoleria.

​A guastare la festa per il glorioso taglio del nastro ci ha pensato l’architetto e storico messinese Nino Principato, uno che quella sepoltura la scoprì per davvero nel lontano 1989, insieme al compianto professor Fortunato Pergolizzi. E Principato, esempio di raro e consueto slancio di lucidità cittadina, non l’ha mandata a dire.​”C’è solo da piangere”, tuona lo storico, sintetizzando il sentimento di chiunque sia ancora dotato di raziocinio. “Vergogna all’ennesima potenza, un cartello da quattro soldi. Perché non un contributo economico del Comune per il suo recupero, dal momento che ha milioni di euro a palate del PNRR sperperati in opere dannose?”.​Domanda retorica, ovviamente. La risposta, come fa notare Principato, sta tutta nel calendario: le elezioni si avvicinano. E quando lo spettro delle urne incombe, la politica politicante si ridesta dal torpore con la consueta sagra delle inaugurazioni farsa pur di racimolare qualche applauso.​Il bilancio di otto anni di assessorato alla Cultura, secondo l’impietosa radiografia dell’architetto, si riassume così in una produzione industriale di segnaletica: “Cartelli ad libitum, peraltro con testi sbagliati senza alcuna conoscenza della storia”. Un’eredità culturale di cui andare fieri.​

L’appello finale di Principato ai cittadini è un inno alla diserzione: non andateci. Boicottate la farsa. “Fatelo almeno per il povero Antonello che si starà rivoltando nella sepoltura”. E in effetti, immaginare il maestro del Quattrocento, l’uomo che incantò le corti d’Italia con i suoi ritratti, celebrato oggi con una conferenza stampa per un QR-code, fa venire voglia di girare i tacchi. E di lasciar perdere i walking tour per farsi, semplicemente, una passeggiata lontano dal palazzo.

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