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Traghetti sullo Stretto, botta e risposta di fuoco. Musolino inchioda Bluferries: “Numeri alla mano, confermano le mie accuse”

- 25/02/2026
musolino catania

La compagnia di navigazione difende il servizio e i bilanci in utile, ma la senatrice di Italia Viva contrattacca sui numeri: “Le loro stesse dichiarazioni ammettono i disagi. Un mistero l’impiego di sole due navi su cinque e la priorità data ai mezzi pesanti a scapito di auto e pendolari”.

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La polemica sui trasporti nello Stretto di Messina si infiamma e si trasforma in un duello a colpi di comunicati. Da una parte Bluferries, la società pubblica che rivendica l’efficienza dei propri collegamenti e i conti in ordine; dall’altra la senatrice di Italia Viva, Dafne Musolino, che rovescia le dichiarazioni dell’azienda usandole come prova delle inefficienze denunciate nella sua recente interrogazione al Ministero dei Trasporti. E la controreplica della parlamentare colpisce duro, mettendo a nudo le contraddizioni del servizio.

La difesa di Bluferries: “Nessun taglio, flotta rinnovata”

La miccia è stata innescata dalla nota ufficiale con cui Bluferries ha tentato di spegnere le polemiche, smentendo categoricamente qualsiasi diminuzione delle corse. La società ha delineato un quadro di assoluta regolarità: partenze ogni ora, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, sia da Villa San Giovanni che da Tremestieri. [Map of ferry routes in the Strait of Messina] Un servizio che, stando all’azienda, verrebbe potenziato tra le 7:00 e le 21:00, passando da due a tre o quattro navi in esercizio in base ai flussi di traffico.

A supporto della propria gestione strategica, Bluferries ha snocciolato i numeri degli investimenti: 64 milioni di euro autofinanziati a partire dal 2018 per la costruzione di tre nuove navi moderne e “green”. Una strategia premiata, sottolineano i vertici, da bilanci in utile e ricavi cresciuti del 60% nel periodo 2013-2025. Un modello di business che, ammette la stessa società, si rivolge principalmente ai mezzi commerciali, pur prevedendo un “10% di sconto online” per le autovetture.

L’affondo di Musolino: “Un’ammissione di colpa”

È proprio sulle cifre e sulle ammissioni di Bluferries che si abbatte la scure di Dafne Musolino, a cui spetta il peso maggiore in questo botta e risposta. La senatrice non fa sconti e trasforma la difesa dell’azienda in un boomerang.

“Nel rispondere alla mia richiesta di approfondimenti attraverso un’interrogazione parlamentare al ministro dei Trasporti, Bluferries di fatto conferma le criticità denunciate”, attacca l’esponente di Italia Viva, smontando pezzo per pezzo la narrazione societaria. Il primo nodo è la frequenza. Mentre il concorrente privato garantisce una partenza ogni 40 minuti, il servizio pubblico si ferma a una corsa all’ora.

Ma l’interrogativo più pesante e senza risposta riguarda la gestione logistica della flotta: “Chi decide perché lavorano 2 navi invece delle 5 a disposizione?”, incalza Musolino, puntando il dito contro un modello che privilegia apertamente i tir a discapito dei cittadini. “Come mai il servizio si rivolge soprattutto ai mezzi commerciali quando sono navi progettate per trasportare anche le automobili? Sulla bigliettazione integrata non è arrivata nessuna risposta, ci si limita a un accenno a uno sconto per chi prenota online”.

Il fronte sindacale e la voce dei pendolari

L’attacco della senatrice si allarga infine al clima interno all’azienda, portando alla luce un retroscena che getta ulteriori ombre sulla qualità complessiva del servizio. Musolino ricorda infatti che è attualmente in corso una procedura di raffreddamento e conciliazione con i sindacati, innescata dalle denunce dei lavoratori dello Stretto costretti a turnazioni definite “particolarmente gravose”.

Un malessere lavorativo che si salda a doppio filo con i disagi dell’utenza quotidiana. “I problemi sui quali ho chiesto conferme – conclude in modo tranciante la senatrice – sono stati evidenziati da utenti, associazioni, pendolari. È a loro che l’azienda dovrebbe dare risposte, fornendo un servizio adeguato”. Lo scontro è tutt’altro che chiuso e la palla, ora, passa al Ministero.

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