
L’affondo in Consiglio comunale del consigliere Libero Gioveni: «Amministrazione morosa da cinque anni. La cultura non è solo assistenzialismo».

Messina – La narrazione della rinascita culturale a Messina finisce al centro del dibattito politico. A innescare la polemica a Palazzo Zanca, durante la discussione per la votazione del Bilancio (poi approvato) è il consigliere comunale Libero Gioveni, che in Aula ha puntato il dito contro l’amministrazione, accusandola di gravi e prolungate inadempienze nei confronti dell’Ente Teatro Vittorio Emanuele. Se da un lato si celebra il cambio di passo promosso dall’assessore Caruso, dall’altro emergono criticità strutturali e finanziarie che gravano sul principale polo artistico cittadino.
L’allarme sui conti e le diffide
Il nodo centrale dell’intervento riguarda i mancati trasferimenti economici. Secondo quanto denunciato, esiste una precisa legge regionale (la numero 4 del 1995) che vincola il Comune di Messina a versare 100.000 euro all’anno nelle casse del Teatro. «Siete inadempienti da cinque anni», ha attaccato Gioveni, rivelando come il presidente dell’Ente, Orazio Miloro, abbia inviato all’amministrazione una “diffida pesantissima”. Una situazione che, oltre a generare un ammanco significativo, ha costretto il Teatro ad anticipare di tasca propria la quota dei fondi PNRR destinata ai progetti di efficientamento energetico.
Manutenzione a quota zero
Alla crisi di liquidità si somma l’allarme per lo stato dell’immobile. L’edificio è di proprietà comunale, ma la manutenzione straordinaria, ha ricordato il consigliere riportando le parole dei vertici del Teatro, è attualmente «pari a zero», con il rischio che la struttura possa subire cedimenti. Un quadro definito grave, soprattutto considerando che all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’Ente siede un componente nominato direttamente dal sindaco.
L’attacco politico: «Serve lavoro, non assistenzialismo»
L’intervento di Gioveni si è chiuso con una dura critica alle politiche della giunta. Il consigliere ha invitato l’amministrazione a non «vantarsi di questa cultura in città» quando vengono a mancare i contributi essenziali stabiliti per legge. Messina, ha sottolineato, «è affamata di cultura», un settore strategico che può e deve produrre lavoro, a patto di superare le mere logiche di «assistenzialismo» rivolte solo ai borsisti per puntare su un supporto reale e strutturale.









