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Omicidio al boschetto di Rogoredo: il gip dispone il carcere per Carmelo Cinturrino

- 25/02/2026
cinturrino caserma

Per il giudice sussiste il “concreto ed attuale pericolo che, ove non sottoposto a misura, l’indagato possa commettere ulteriori gravi reati della stessa specie”

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Milano – L’assistente capo della polizia Carmelo Cinturrino resta in cella per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso con un colpo di pistola lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Domenico Santoro, ha infatti disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

La decisione del gip chiarisce il quadro giuridico attuale: pur non avendo convalidato il fermo iniziale – non ritenendo sussistente il pericolo di fuga ipotizzato dalla Procura – il giudice ha ravvisato gli estremi per la massima misura cautelare basandosi sul rischio che l’indagato possa tornare a colpire.

Le motivazioni: “Negativa personalità e rischio di nuovi reati” Nelle pagine dell’ordinanza, il gip delinea un ritratto severo dell’indagato. Sono le “specifiche modalità e circostanze dei fatti”, unite alla “negativa personalità” di Cinturrino, a rendere evidente un pericolo “concreto ed attuale”. Secondo il giudice, se non sottoposto a una misura detentiva, il poliziotto potrebbe “commettere ulteriori gravi reati della stessa specie”, ricorrendo nuovamente all’uso di armi o a mezzi di violenza personale.

A pesare in modo decisivo sulla posizione dell’agente sono le dinamiche dello sparo e i tentativi di insabbiamento. Il giudice evidenzia come Cinturrino abbia esploso il colpo letale contro un uomo che “di fatto, si trovava in posizione di fuga e che non costituiva una effettiva fonte di pericolo o anche solo di minaccia”.

A rendere la condotta ancor più grave è la successiva alterazione della scena del crimine. L’ordinanza ricostruisce come l’indagato abbia ordinato a un collega di recarsi in commissariato per prelevare la replica a salve di una pistola, con il chiaro intento di posizionarla accanto alla vittima e simulare così un’ipotesi di legittima difesa.

La difesa: “Ha avuto paura, ora è pentito” Di fronte alle evidenze, la linea difensiva punta sulla confessione e sul ravvedimento. L’avvocato Piero Porciani, legale di Cinturrino, ha confermato che il suo assistito “ha ammesso le sue responsabilità”.

“Voglio che faccia chiarezza”, ha dichiarato il difensore, riportando lo stato d’animo dell’agente. “Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. È tristissimo, è pentito di ciò che ha fatto, soprattutto della fase successiva”. Sulla dinamica dello sparo fatale, la versione ribadita dal legale resta legata al timore percepito in quegli istanti nel boschetto: “Ha sparato perché ha avuto paura”.

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