Dimissioni imminenti e poltrone strategiche: a tre giorni dall’addio, il sindaco blinda la Città Metropolitana piazzando un fedelissimo di “Sud chiama Nord”. La mossa dell’ultimo minuto per mantenere il controllo dell’ente durante la campagna elettorale senza mai cedere il potere reale.
A Messina la politica ha spesso i tempi comici della farsa e quelli calcolati del potere che non molla mai la presa. Sabato 28 febbraio Federico Basile staccherà formalmente la spina alla sua stessa amministrazione, rassegnando le dimissioni per poter correre nuovamente all’assalto di Palazzo Zanca. Ma prima di fare gli scatoloni e spegnere la luce, da diligente esecutore delle strategie di casa “Sud chiama Nord”, si è ricordato di sbrigare un’ultima pratica: piazzare un fedelissimo a fare la guardia alla Città Metropolitana.

Il blitz di fine mandato
E così, con il cronometro agli sgoccioli e le valigie già in mano, a una manciata di ore dal gong, spunta il nome di Flavio Santoro. Consigliere comunale a Naso, eletto lo scorso aprile nel Consiglio Metropolitano, ovviamente sotto l’onnipresente ala protettrice di Cateno De Luca. Da oggi, Santoro è il nuovo vicesindaco della Città Metropolitana. Una nomina che ha tutto il sapore di un’occupazione militare del territorio prima della ritirata tattica.
Il mistero buffo della delega fantasma: perché non prima?
La domanda, di fronte a queste tempistiche da “o la va o la spacca”, sorge spontanea: se l’ex Provincia aveva davvero bisogno di un vicesindaco operativo e di spessore, perché aspettare il mercoledì precedente alle dimissioni del sabato? Perché non affiancare un vice al sindaco titolare mesi fa, nel pieno dell’azione amministrativa?
La risposta non si trova nei manuali di diritto amministrativo, ma in quelli della cinica gestione del potere locale. Nominare un vice in tempi non sospetti avrebbe significato dover condividere la scena. Avrebbe voluto dire delegare veri poteri, con il “rischio” che l’incaricato potesse farsi venire strane idee di autonomia, costruirsi un consenso proprio o prendere decisioni non preventivamente vidimate dal leader maximo.
Il “reggente” come polizza assicurativa
La nomina sul filo di lana, invece, risponde a una logica del tutto diversa: il vicesindaco nominato “a babbo morto” non è un amministratore che affianca il sindaco, ma un luogotenente che ne fa le veci quando questo si assenta per fare campagna elettorale.
In un momento in cui Basile dovrà svestire la fascia tricolore per indossare la casacca del candidato, un ente di peso come la Città Metropolitana (con annessi fondi, cantieri e gestione del territorio) non poteva certo essere lasciato sguarnito o affidato all’inerzia burocratica. Santoro incarna l’identikit del perfetto reggente: di comprovata fedeltà alla scuderia deluchiana, inserito all’ultimo respiro non per governare con il sindaco, ma per presidiare la fortezza al posto del sindaco. La regola aurea della politica nostrana è servita: la poltrona non si lascia mai vuota, la si affida in comodato d’uso a chi garantisce che la serratura non venga cambiata.







