
Disposta l’autopsia sulla salma del bimbo, l’ipotesi di reato si aggrava in omicidio colposo. I periti al lavoro per accertare i danni del “ghiaccio secco”, mentre si allarga l’inchiesta sull’asse Bolzano-Napoli.

NAPOLI – Il macchinario che per quasi due mesi ha fatto le veci di quel muscolo mai ripartito è stato spento. È finito nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli il calvario del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e quattro mesi il cui destino si è spezzato lo scorso 23 dicembre. Un trapianto che doveva rappresentare la rinascita si è trasformato in una tragedia nazionale, segnata da un organo arrivato da Bolzano completamente congelato e inutilizzabile.
La madre, Patrizia Mercolino, ha dato l’autorizzazione a sospendere le pratiche mediche per evitare l’accanimento terapeutico. Come spiegato da Antonio Corcione, direttore dell’Area critica del Monaldi, il piccolo è stato accompagnato al fine vita sotto sedazione profonda, senza avvertire dolore. Una fine straziante confermata da una nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, che ha espresso “commossa partecipazione” per un peggioramento clinico rivelatosi irreversibile.
Da lesioni a omicidio colposo: l’inchiesta si allarga
Con il decesso di Domenico, il fascicolo aperto dalla Procura di Napoli cambia inevitabilmente intestazione: l’ipotesi di reato passa da lesioni colpose gravissime a omicidio colposo. La salma è stata sequestrata in vista dell’autopsia, che ha ricevuto questa mattina la benedizione del Cardinale Domenico Battaglia.
L’indagine, condotta dai carabinieri del Nas e coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci, vede attualmente sei indagati, ma la lista è destinata ad allungarsi. Anche la Procura di Bolzano è pronta a muoversi per ricostruire il segmento altoatesino di questa drammatica catena di errori. Si indaga, in parallelo, anche a livello amministrativo, con ispezioni disposte sia dalla Regione Campania che dal Ministero della Salute.
I punti oscuri: il trasporto, il ghiaccio e i tempi in sala operatoria
Gli inquirenti stanno scavando per dare risposte a una madre che, tragicamente, ha scoperto l’enormità dell’errore (il cuore conservato come un “blocco di ghiaccio”) solo settimane dopo, leggendo i giornali. I filoni principali dell’inchiesta si concentrano su due anomalie macroscopiche:
- Il mistero dei box per il trasporto: L’organo sarebbe stato esposto a temperature bassissime a causa dell’uso di ghiaccio secco, totalmente inadatto alla conservazione di tessuti vivi. Il Nas sta verificando perché l’equipe medica partita da Napoli abbia utilizzato un contenitore difforme o refrigerato in modo errato, nonostante l’ospedale Monaldi avesse a disposizione tre box di ultima generazione, del valore di 7mila euro ciascuno. Si cerca di capire chi, materialmente, abbia reperito e impiegato il ghiaccio secco a Bolzano.
- Le tempistiche dell’intervento: Un altro faro della magistratura è puntato sulle decisioni prese in sala operatoria a Napoli. Chi ha autorizzato l’inizio dell’intervento sul bambino, e la conseguente rimozione del suo cuore malato, prima ancora che l’organo donato arrivasse fisicamente in ospedale e ne venisse verificata l’integrità?
Il cordoglio delle istituzioni
La vicenda ha scosso l’opinione pubblica e mobilitato i vertici istituzionali. La premier Giorgia Meloni e il presidente della Regione Campania Roberto Fico (che ha espresso il cordoglio dell’intera comunità campana) hanno promesso giustizia alla famiglia. Anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha manifestato il dolore di tutta la città, garantendo “ogni forma di sostegno” da parte dell’Amministrazione comunale. Promesse che ora dovranno tradursi in chiarezza processuale, per spiegare come sia stato possibile che un volo della speranza si sia trasformato in una condanna senza appello.









