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Arresto Mancuso – Centomila euro per il finto Vasco. E il terrore dei furbetti non è la galera, ma La Vardera

- 19/02/2026
la vardera

Intercettati a spartirsi 100 mila euro pubblici per le serate del finto Blasco, i furbetti snobbano allegramente il Codice Penale ma sudano freddo per l’ex Iena.

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di GIUSEPPE BEVACQUA

In Sicilia, terra di paradossi e di menti raffinatissime, c’è una nuova, insidiosa fobia che attanaglia chi decide di mungere le vacche grasse dei contributi pubblici. Non è la Direzione Investigativa Antimafia. Non sono le Fiamme Gialle, e nemmeno i solerti magistrati della Procura. No, il vero spauracchio, l’uomo nero che popola gli incubi notturni dei signori delle fatture gonfiate, ha un nome e un cognome: Ismaele La Vardera. Deputato regionale, certo, ma con il “peccato originale” di essere stato un inviato delle Iene, uno che ha il brutto vizio di andare a fare i conti in tasca a chi fa la cresta sui fondi della Regione.

Basta leggere le carte dell’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta relativa all’Ordinanza di applicazione di misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta che ha come attore principale il deputato regionale Michele Mancuso, per capire a che livello di farsa istituzionale siamo arrivati.

I protagonisti di questa commedia all’italiana si chiamano Lorenzo Tricoli, Carlo Rizioli, Ernesto e Manuela Trapanese. Il piano, intercettato dagli inquirenti, è di quelli che avrebbero fatto impallidire i soliti ignoti: incassare un bel gruzzolo di soldi pubblici organizzando sette – dicasi sette – spettacoli di una cover band di Vasco Rossi. L’obiettivo minimo di profitto netto, come spiega candidamente e senza troppi giri di parole Tricoli, è di 50 mila euro. Perché, come illustra sempre Tricoli con invidiabile spirito civico: “Cioè capisci? … t’arrestanu i sordi compà … a nuantri n’interessa ca facimmu politica… no?“. Una visione davvero illuminata della cosa pubblica.

Si spartiscono i resti, calcolano i famosi “sittantacinqu“, discutono di quanti toglierne per le tasse (perché i criminali moderni ci tengono alla contabilità). Ma a un certo punto, nel bel mezzo della riunione per organizzare la grande abbuffata – con un tour che prevede tappe a Milena, Caltanissetta, Sutera e Riesi – cala il gelo. Non è il timore di una microspia, che infatti li sta regolarmente registrando. È il terrore puro, paralizzante, dell’inchiesta giornalistica.

Manuela Trapanese è la prima ad avere un barlume di lucidità e fiuta il pericolo: “Se fai sempre Vasco Rossi poi… dai all’occhio…“. E qui interviene Ernesto Trapanese, che si trasforma nella vera Cassandra della cricca. Immagina già la scena, suda freddo al solo pensiero e, con tono sommesso, confessa la sua più grande paura: “Poi arriva Ismaele La Vardera dice… hai speso centomila euro per sette spettacoli di una cover band di Vasco Rossi… andiamo a vedere quanto costano tutte le cover band di Vasco Rossi che ci sù… in giro…“.

Centomila euro per sette serate di un sosia del Blasco. Un capolavoro assoluto. E il problema, per questi signori, non è l’evidente natura illecita dell’operazione, non è il Codice Penale o il rischio di finire al gabbio. Il problema è lo sputtanamento pubblico.

Sono arrivati al punto di non ritorno: chi delinque e si appropria dei soldi dei contribuenti ha messo in conto il rischio giudiziario, lo considera quasi un incidente di percorso, un fastidio collaterale. Quello che proprio non sopportano, la vera spada di Damocle, è il “personaggio noto per le sue inchieste” che potrebbe far saltare il banco semplicemente ponendo una domanda di logica elementare. Temono molto più il microfono di La Vardera e la gogna mediatica che le manette delle forze dell’ordine.

Chissà se il citato “Onorevole Mancusu”, tirato in ballo nei deliri di onnipotenza di Tricoli, dormirà sonni tranquilli (ai domiciliari) con la cover band di Vasco. Intanto, i furbetti del concertino hanno imparato una lezione a loro spese: in Italia puoi provare a fregare lo Stato, ma se ti beccano a cantare “Albachiara” a spese dei siciliani, la vera condanna è doverlo spiegare in televisione.

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