

MESSINA – Il semaforo verde si accende, ma non lo ha schiacciato il Comune. Con le sentenze n. 307 e 308 del 2026, il Tar di Catania ha dichiarato la “cessata materia del contendere” sui ricorsi della Zanklon s.r.l., aprendo di fatto la strada alla realizzazione dei nuovi studentati in città . Una decisione che ha il sapore della beffa istituzionale per Palazzo Zanca: i progetti “Archimede” e “Centro”, bocciati in precedenza dall’Aula per il loro impatto urbanistico, potranno procedere grazie a una nuova autorizzazione della Zes che ha bypassato il voto del Consiglio .
Il nodo centrale della vicenda è tutto amministrativo, ma con pesanti ricadute politiche. Inizialmente, l’efficacia dell’ammissione al finanziamento PNRR era subordinata alla valutazione del Consiglio comunale .
Tuttavia, nell’ultimo mese e mezzo, la Cabina di regia nazionale della Zes ha cambiato le carte in tavola: sono stati adottati nuovi provvedimenti che hanno eliminato il passaggio vincolante in Aula, facendo decadere i motivi del ricorso della ditta privata .A denunciare quello che definisce un «paradosso evidente» è il consigliere comunale del PD Alessandro Russo .
«La Zes, che in un primo momento aveva previsto il coinvolgimento del Consiglio, è tornata sui suoi passi ribaltando l’orientamento originario», attacca Russo, sottolineando come la decisione scavalchi le competenze esclusive degli Enti Locali in materia di governo del territorio .La logica dietro l’accelerazione sembra essere quella dell’emergenza fondi. «C’è tutto il paradosso della fretta e della corsa a impegnare i fondi PNRR», osserva il consigliere dem, evidenziando come, pur di non perdere le risorse, si sia scelto di derogare alle procedure ordinarie e ignorare la volontà espressa dalla città tramite i suoi rappresentanti . Mentre i cantieri potranno legittimamente partire, Messina si trova a dover «subire decisioni prese sulla sua testa» .
La partita, però, potrebbe non essere finita qui. Russo ha richiesto l’immediata convocazione in commissione urbanistica del vicesindaco Salvatore Mondello, del dirigente Giuseppe Messina e della segretaria generale Rossana Carrubba . L’obiettivo è verificare se esistano i margini tecnico-giuridici per impugnare la decisione e resistere in giudizio, a tutela dell’autonomia comunale . «I fondi finiscono, è vero. Ma l’impatto territoriale conseguente resta a carico della collettività messinese», conclude Russo .










