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D’Alcontres resta ai domiciliari, il Riesame: «Rischio di inquinamento prove e nuovi abusi, misura proporzionata»

- 11/02/2026
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MESSINA – Niente libertà per Francesco Stagno d’Alcontres. Il Tribunale del Riesame di Messina ha blindato la misura cautelare per l’ex primario di Chirurgia plastica del Policlinico, ritenendo gli arresti domiciliari l’unico argine possibile contro il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.

Nelle motivazioni depositate dal collegio — presieduto da Maria Vermiglio, con a latere Lia Silipigni e l’estensore Antonino Aliberti — la conferma del provvedimento viene definita «pienamente proporzionata alla gravità dei fatti». I giudici hanno respinto il ricorso dei legali difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Nino D’Ascola, sottolineando come il semplice collocamento a riposo del medico 70enne non sia sufficiente a recidere i legami con quel sistema di potere in cui sarebbero maturate le condotte illecite.

L’ex parlamentare era stato arrestato lo scorso 5 dicembre con accuse pesanti che vanno dalla concussione alla corruzione, fino alla truffa. Al centro dell’indagine della Procura c’è un presunto sistema di pressione su case farmaceutiche e aziende di prodotti medicali: secondo l’accusa, d’Alcontres avrebbe preteso contributi per circa 700mila euro, formalmente destinati all’organizzazione di congressi, in cambio del suo “benestare” per le forniture al reparto.

Per il Riesame, soltanto una «drastica limitazione delle libertà di movimento» può impedire all’indagato di sfruttare ancora quella «trama di relazioni» costruita negli anni. Particolarmente allarmante, secondo i giudici, è l’intenzione manifestata dall’ex primario di continuare la professione anche dopo il pensionamento, operando in strutture convenzionate dove disporrebbe ancora di quei «poteri pubblicistici» passibili di abuso.

A pesare in modo decisivo sulla valutazione è stata la condotta tenuta da d’Alcontres dopo il 28 gennaio 2025, data in cui la Guardia di Finanza effettuò il primo sequestro di atti nel suo studio, rendendo di fatto note le indagini. Da quel momento, si legge nel provvedimento, l’indagato avrebbe messo in atto un tentativo di «bonifica» del proprio ufficio, attivando una nuova scheda telefonica intestata alla segretaria e adottando cautele ossessive, come parlare a gesti o chiedere di avvolgere i telefoni per paura delle microspie.

Un comportamento che, unito ai «toni perentori» utilizzati con collaboratori e fornitori — minacciati di esclusione dalle forniture se non avessero assecondato le richieste — delinea per i giudici un quadro di «pervicacia criminale» che giustifica il mantenimento della misura restrittiva.

Stagno-dAlcontres-SICPRE
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