

Il 9 febbraio è apparso su The Hour Sicilia ( https://www.thehour.info/la-sicilia-in-saldo-aeroporti-ceduti-futuro-cancellato/ ) un articolo a firma di Angelo Giorgianni che riporta la notizia sulla privatizzazione degli aeroporti siciliani, evidenziando come ciò non rappresenti un “processo di valorizzazione”, ma piuttosto una delle più rilevanti cessioni di sovranità economica, strategica e territoriale degli ultimi decenni.

Anch’io sento il dovere di esprimere alcune brevi considerazioni. È necessario interrogarsi su quale sia il reale interesse strategico della nostra terra. Le infrastrutture autostradali, ferroviarie, marittime e quindi anche quelle aeroportuali sono strumenti di pianificazione pubblica, leve di sviluppo territoriale e connessioni vitali per il turismo, il commercio e la mobilità dei cittadini.
Cedere ai privati infrastrutture così cruciali significa ridurre la capacità della Sicilia di orientare il proprio futuro, subordinando scelte strategiche a logiche che potrebbero non coincidere con le esigenze delle comunità locali. Non si tratta di demonizzare il coinvolgimento dei capitali privati, ma di pretendere trasparenza, dibattito pubblico e garanzie concrete sulla governance, sulle ricadute occupazionali e sulla tutela dell’interesse collettivo.
Una Regione che ha già pagato prezzi elevati in termini di marginalità economica non può permettersi scelte strutturali che non siano condivise con i territori e valutate attentamente nei loro effetti di lungo periodo. Una volta completata la privatizzazione degli aeroporti, se il passaggio successivo dovesse riguardare il trasporto su rotaia, poi quello autostradale — ricordiamo che con la L.R. n. 4/2021 il CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) è stato trasformato da ente pubblico regionale non economico, sotto il controllo della Regione, in ente pubblico economico — e infine quello via mare, allora è bene saperlo sin da subito, con chiarezza, per comprendere fino in fondo la direzione che si sta intraprendendo.










