
Rete Civica lo aveva proposto dodici mesi fa inascoltata. Oggi la presidenza ci ripensa, ma tra i cantieri della Stazione e i tagli al budget, l’apertura parziale rischia di essere un percorso a ostacoli.
“Meglio tardi che mai”, recita il proverbio. Ma a Messina, quando si parla di trasporto pubblico, il “tardi” ha il sapore amaro dell’occasione persa. L’ultima novità in casa Atm è il rilancio, da parte della presidenza, dell’apertura parziale della linea tranviaria. Una mossa presentata come soluzione pragmatica, che però ha il difetto di arrivare fuori tempo massimo.
La proposta dimenticata
Quella che oggi viene venduta come una strategia necessaria, Rete Civica per la Partecipazione l’aveva messa sul tavolo quasi un anno fa. Allora, la proposta di riattivare il servizio per tratte, per non paralizzare la città, cadde nel vuoto. Oggi, i vertici dell’azienda trasporti sembrano aver avuto un’illuminazione tardiva, allineandosi finalmente a quanto il buonsenso (e Rete Civica) suggerivano da tempo.
Il mistero dei fondi spariti

Ma c’è poco da festeggiare. Mentre si discute di come aprire, i numeri del progetto raccontano una storia inquietante. Il piano iniziale per il restyling della tranvia è passato dai 30 milioni di euro originari a poco meno di 20 milioni. Una “cura dimagrante” da 10 milioni di euro passata sotto silenzio. La domanda è d’obbligo: che fine hanno fatto quei fondi? Sono stati stornati? Persi nei meandri della burocrazia? O il progetto è stato ridimensionato senza avvisare la cittadinanza?
Cantieri e incognite: il nodo Stazione
Il paradosso è che procedere oggi con l’apertura parziale è molto più complicato di quanto non lo fosse un anno fa. Con l’avvio imminente dei lavori in piazza Stazione e la necessità di intervenire contemporaneamente sulle tratte nord e sud, la logistica diventa un rebus. Se si fosse ascoltato il suggerimento dodici mesi fa, si sarebbe potuto pianificare meglio. Oggi, invece, si rincorre l’emergenza.
Tempi biblici
Il cronoprogramma è ormai carta straccia. I lavori sull’intera tranvia si sarebbero dovuti concludere entro il 2025. Oggi, in questo febbraio 2026, la realtà ci presenta un conto salato: si prospettano ancora quasi due anni di lavori. Un ritardo che pesa come un macigno sulla mobilità dei messinesi, costretti ad attese infinite alle fermate dei bus e a guardare i binari vuoti di un tram che, tra ripensamenti e fondi mancanti, sembra viaggiare sul binario morto dell’incertezza.










