Dai parcheggi deserti al flop dell’I-Hub, dal milione di euro bruciato nei Sud Innovation Summit alla chiusura di Casa Serena: l’Ologramma fugge lasciando macerie e debiti PNRR. E la Provincia resta senza guida mentre i fondi scadono.


di GIUSEPPE BEVACQUA
Qualcuno racconta che le dimissioni di Federico Basile siano un fulmine a ciel sereno. Balle. Di sereno, a Messina, c’è rimasto solo il cielo sopra le macerie che l’amministrazione ha accumulato in due anni. Il vero scandalo non è che Basile se ne vada oggi: è che non l’abbia fatto prima. Molto prima. L’addio dell’Ologramma non è un atto di coraggio, è un’omissione di soccorso tardiva.
Il “Guardiano dei Conti” avrebbe dovuto togliere il disturbo quando i primi finanziamenti perduti cominciavano a scottare sulle dita. Avrebbe dovuto staccare la spina quando ha avallato la genialata dei “parcheggi di finto interscambio“, monumenti vuoti che hanno fatto imbestialire i cittadini costretti a girare a vuoto per usufruire del centro città, mentre gli stalli sono ad uso esclusivo dei residenti o restano deserti, come la sua autonomia politica.
Se ne sarebbe dovuto andare quando il suo vice, l’Attila della viabilità Salvatore Mondello, ha deciso di giocare a SimCity con il Viale San Martino, chiudendo l’arteria storica e commerciale della città per trasformarla in una pista da bowling deserta, mettendo in ginocchio i commercianti che ormai rimpiangono persino le cavallette. Lì dove ci sono ancora i cantieri, mentre i negozi abbassavano le saracinesche, Basile avrebbe dovuto alzare bandiera bianca. Di cantieri aperti e deserti ne sanno qualcosa i commercianti del mercato Vascone: per un quasi un anno il cantiere è stato fermo. L’assessore Finocchiaro negava l’evidenza, finché non ha dovuto rimodulare l’appalto per l’evidente inerzia, anzi immobilismo dell’impresa affidataria. Oggi i commercianti del Vascone, è il caso di dirlo, sono ancora in mezzo ad una strada, anzi un parcheggio che di interscambio ha solo la vendita del pesce e della frutta.
E che dire del Sud Innovation Summit? Tre edizioni di chiacchiere costate ai messinesi quasi un milione di euro. Soldi pubblici bruciati sull’altare della visibilità effimera senza che alla città restasse in tasca nemmeno un biglietto del tram. O della farsa tragica dell’I-Hub: un progetto fantasma, senza fondi, da “spostare” magicamente nell’area ex RFI (che manco è del Comune), lasciando come biglietto da visita ai turisti che sbarcano dai traghetti una spianata di macerie. Uno spettacolo indecoroso, giustificato con scuse che farebbero ridere se non ci fosse da piangere: i lavori fermi per i “clochard” o per il rispetto del sonno degli uccellini. Quei fondi qualcuno dichiarò, tacciandoci di sciacallaggio ed “ignoranza” che sarebbero stati “rimodulati”: chi lo ha detto, nell’amministrazione Basile e lui per primo, non aveva messo in conto che i fondi per lo sviluppo e la coesione li avrebbe trangugiati la sola idea del Ponte. Così sugli allori è perita l’unica possibilità di vero sviluppo ed offerta di lavoro. Nel frattempo NON UNA delle aziende messe in vetrina dal “guru” Ruggeri, messinese che vive a Milano, ha messo radici in città. Nessun giovane, che ci risulti, ha ricevuto offerte di lavoro. Sono arrivati, Ruggeri & Co. compresi, hanno sfilato e hanno incassato. Danno sul danno per una città già in estrema crisi economica. Parliamo di concerti e di “città della musica”: Basile avrebbe dovuto, in questo caso, dimettersi di fronte ai dati dell’indotto effettivo generato: il nulla. Così come il nulla rappresenta un concerto di una star di musica pop per la cultura morente in città.
Basile doveva dimettersi quando ha chiuso Casa Serena, ingoiata dal buco nero dei fondi perduti e mai “rimodulati”, contrariamente alle frottole raccontate in aula.
Se l’Ologramma politico si fosse dissolto un anno e mezzo fa, quando le voci di corridoio già davano per certa la sua fuga, il successore avrebbe avuto almeno il tempo di arginare la catastrofe. Oggi invece i danni rischiano di essere incalcolabili: i fondi del PNRR, in scadenza a giugno, stanno per trasformarsi in debiti mostruosi che pagheranno i figli dei messinesi.
E intanto la Città Metropolitana resta una nave fantasma in piena tempesta, senza nocchiero proprio mentre la fascia ionica conta i danni del maltempo e i cittadini non hanno più santi in paradiso a cui votarsi. Sono rimasti solo i sindaci, di cui ben due vicini a Basile e a De Luca: soli e disperati.
Ora Basile ci dice che è stata una scelta “sofferta” e i suoi strateghi (o il suo Padrone) calcolano che tra tre mesi tornerà trionfante in sella. Auguri. Perché il ricordo che lascia con questa fuga immotivata non è quello del “bravo ragazzo”, ma di chi ha lasciato che qualcun altro, che non si è neanche fatto vedere oggi a Palazzo Zanca, sia stato libero di dirgli come apparecchiare la tavola per il disastro e se n’è andato prima che arrivasse il conto.




