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Firenze, prof non vedente escluso dalla gita a Dublino. Musolino (Iv): «Un salto indietro di 50 anni»

- 04/02/2026
dafne Musolino 4
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FIRENZE – Insegna inglese, è laureato e perfettamente abilitato al ruolo. Ma per la sua scuola non è idoneo ad accompagnare i ragazzi in viaggio d’istruzione. Il motivo? È cieco. Il caso del professor Jacopo Lilli, docente dell’istituto Russell-Newton di Firenze, sta sollevando un polverone politico e morale che arriva dritto in Parlamento. A denunciare l’accaduto è la senatrice di Italia Viva, Dafne Musolino, che parla senza mezzi termini di una vicenda che “preoccupa e indigna”.

La storia ha i contorni del paradosso burocratico che schiaccia il buon senso. Lilli avrebbe dovuto guidare i suoi studenti in uno stage linguistico a Dublino. Chi meglio di lui, titolare della cattedra di inglese, per accompagnare la classe in un percorso di apprendimento all’estero? Eppure, la direzione scolastica ha eretto un muro: la sua disabilità visiva è stata considerata un ostacolo insormontabile, escludendolo di fatto dall’iniziativa.

Musolino: «Inclusione concetto astratto»

Dura la reazione della senatrice messinese, che vede nella decisione dell’istituto fiorentino un pericoloso precedente culturale. «Questo docente viene escluso dalla gita solo perché cieco», ha dichiarato Musolino all’AGI. «È come se fossimo tornati indietro di cinquant’anni, come se la legislazione sull’inclusione e il contrasto alla disabilità non esistessero e non fossero mai esistiti».

Secondo l’esponente di Italia Viva, la contraddizione è lampante: «Il paradosso è che il docente insegna inglese e il viaggio consiste in uno stage linguistico. Sarebbe il più indicato. E invece no. L’inclusione è, evidentemente, ancora un concetto astratto».

Un cattivo esempio

Al di là del torto professionale subito dal professor Lilli, Musolino pone l’accento sul messaggio educativo — devastante — che la scuola sta inviando ai propri alunni. «Spiace che una simile valutazione provenga proprio dal vertice scolastico», conclude la senatrice. «Si impone un interrogativo: quanto è ancora lontana la cultura dell’inclusione dal mondo reale dell’istruzione italiana? È questo l’insegnamento che si vuole offrire agli studenti? Che se sei cieco non hai diritto a svolgere le tue attività di docente?».

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