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Caso Sottile, la Cassazione blinda l’assoluzione. L’avvocato Giovambattista Freni: «Vittoria su un iter complesso»

- 03/02/2026
cassazione roma FTG

I giudici ermellini confermano la sentenza d’appello: inammissibili i ricorsi contro il finanziere milazzese. L’avvocato: «Il relatore era lo stesso che valutò gravi indizi in fase cautelare, ma ha dovuto accogliere l’eccezione»

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ROMA – Si chiude con il sigillo della definitività una vicenda giudiziaria che per oltre cinque anni ha tenuto in sospeso la vita e la carriera di Giuseppe Sottile, 55 anni, brigadiere della Guardia di Finanza di Milazzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Procuratore Generale e delle parti civili, confermando integralmente l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» già pronunciata dalla Corte d’Appello di Messina nel settembre 2024.

Una vittoria che porta la firma dell’avvocato Giovambattista Freni, protagonista di un passaggio in Suprema Corte che lui stesso definisce «particolarmente complicato» a causa di una singolare sovrapposizione procedurale. Il nodo cruciale, sciolto dalla difesa, riguardava la composizione del collegio giudicante. «Il ricorso è stato complesso in quanto il relatore della seconda sezione, Antonio Saraco, era lo stesso magistrato che si era già occupato della fase cautelare», spiega l’avvocato Freni.

In quella fase preliminare, il giudice aveva ritenuto sussistenti i «gravi indizi di colpevolezza». Una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe suggerito l’astensione. «Tuttavia – sottolinea con soddisfazione il legale – il relatore, presente in udienza, ha dovuto accogliere l’eccezione dell’inammissibilità del ricorso del procuratore generale e del difensore». Un successo tecnico che ha sgombrato il campo da ogni residuo dubbio, recependo la linea difensiva che ha smontato l’impianto accusatorio.

Le accuse e l’assoluzione

La vicenda risale al luglio 2020. Sottile, all’epoca in servizio a Reggio Calabria, era stato accusato di estorsione in concorso ai danni di una vicina di casa nella Piana di Milazzo. La donna si era rivolta a lui per aiutare il figlio a uscire dalla tossicodipendenza, ma l’interazione era sfociata in un’inchiesta che vedeva il militare come complice di Emanuele Laganà. I giudici di legittimità hanno ora confermato quanto stabilito dalla Corte territoriale: l’unico responsabile dell’estorsione ai danni della signora Gitto e del figlio Francesco è stato riconosciuto nel Laganà. Per Sottile, invece, è stata certificata «l’assenza di riscontri oggettivi» e la totale mancanza di prova di un suo contributo al reato. La sentenza d’Appello aveva già evidenziato «gravi criticità» e «numerosi errori e superficialità» nelle indagini iniziali.

Il calvario umano e il reintegro

«Finalmente giustizia è stata fatta, ma è stata dura», commenta a caldo Giuseppe Sottile. Il militare racconta anni vissuti «come il peggiore dei delinquenti»: il carcere, gli arresti domiciliari fuori comune, il braccialetto elettronico e controlli notturni costanti. «Siamo persone semplici, con sani valori. Trent’anni di onorata carriera sono stati infangati», aggiunge. Una riabilitazione che, nei fatti, era già arrivata prima della sentenza. «Tengo a precisare – dichiara il finanziere – che già dal dicembre 2025 il Comando generale, pur sapendo dei ricorsi pendenti, ha disposto il mio reintegro in servizio, ponendo fine a una sospensione durata oltre quattro anni».

La condanna per le minacce

A margine della vicenda principale, si registra un altro capitolo giudiziario. Lo scorso 28 gennaio, il Giudice di Pace di Barcellona Pozzo di Gotto ha condannato Francesco Torre per minacce rivolte alla moglie e ai figli di Sottile. L’episodio si era verificato proprio durante il processo in cui il brigadiere era imputato. Anche in questa sede, la famiglia Sottile è stata assistita dall’avvocato Giovambattista Freni.

L'avvocato Giovambattista Freni
L’avvocato Giovambattista Freni
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