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Riforma della Giustizia: la difesa della Costituzione e l’augurio del Presidente della Corte d’Appello in fine mandato

- 01/02/2026
Lombardo presidente corte dappello

Il congedo dopo 45 anni e l’appello ai giovani magistrati: «Non consideratelo un lavoro qualsiasi ma un privilegio. Abbiate il coraggio di dubitare sempre e difendete la vostra indipendenza come il bene più prezioso».

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MESSINA — Quella del Presidente della Corte d’Appello di Messina, dottor Luigi Lombardo non è un’uscita di scena silenziosa. Nel giorno che segna l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 e, per lui, la fine di quarantacinque anni di carriera, il Presidente lancia un monito. Non è il classico discorso di commiato, ma un vero e proprio atto d’accusa contro la riforma costituzionale della Giustizia, definita senza mezzi termini come il frutto di un regolamento dei conti della politica contro le toghe.

Lombardo smonta la narrazione governativa pezzo per pezzo. La cosiddetta “separazione delle carriere” è, nella sua analisi, un cavallo di Troia. Il vero obiettivo non è l’efficienza, ma la sottomissione del Pubblico Ministero all’esecutivo — come accade nei regimi autoritari dove l’indipendenza della magistratura viene soppressa — e la creazione di un sistema dove i giudici «sgraditi» possano essere colpiti da vendette.

«La sentenza giusta nasce dalla fatica del dubbio, non dalla certezza facile. A voi il compito di restare impermeabili al potere e custodi della libertà di giudizio».

Il magistrato individua il vero cuore della riforma non nella divisione delle funzioni, ma nella ristrutturazione del Consiglio Superiore della Magistratura, il «nucleo forte» del disegno di legge. Dividere il Csm in tre tronconi (giudicante, requirente e disciplinare) significa, per Lombardo, svilirlo e depotenziare la sua funzione di garante dell’autonomia. Durissima la critica al sorteggio dei componenti: un meccanismo che per i magistrati sarà «puro» e rischioso (potrebbero essere estratti anche i meno capaci ), mentre per i membri laici sarà «finto», pescando da un elenco di eletti dalla maggioranza politica senza il filtro di un’intesa con le opposizioni. Il risultato? Un blocco politico compatto che comanderà su giudici divisi e isolati.

«Ai giovani lascio un invito alla responsabilità. Siate equilibrati, coltivate l’umiltà dell’ascolto e proteggete ogni giorno la vostra autonomia dalle pressioni esterne».

L’allarme rosso scatta sulla nuova Alta Corte disciplinare. Qui la contraddizione è palese: giudici e pm siederanno insieme, smentendo la logica della separazione. Ma il pericolo è ben altro: con l’aumento dei membri politici e l’impossibilità di fare ricorso in Cassazione contro le condanne disciplinari, si apre la strada all’intimidazione. Il rischio concreto è che le maggioranze di turno possano «impadronirsi» dell’organo per punire chi emette sentenze sgradite al potere.

«Oggi nessuno può dire al giudice come deve decidere, domani non è detto che sia così», avverte Lombardo. Il suo testamento professionale è un appello ai giovani magistrati affinché vivano la professione come una resistenza, proteggendo la propria indipendenza come «il bene più prezioso». Perché senza un giudice libero, i cittadini restano soli davanti all’abuso del potere.

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