
Il ciclone Harry dà il colpo di grazia a un territorio fragile. Interi quartieri evacuati, Meloni in Sicilia assicura aiuti immediati. Gli esperti: «Suolo argilloso e cemento, si sapeva dal 1997»

NISCEMI — Non è un’emergenza improvvisa, è una sentenza geologica eseguita con trent’anni di ritardo. Niscemi scivola verso la piana di Gela, tradita da un sottosuolo di argilla e sabbia che non ha retto all’urto del ciclone Harry. Il bilancio si aggrava di ora in ora: oltre 1.500 sfollati, case sospese sul vuoto nel quartiere Sante Croci e un fronte franoso che si è allargato fino a quattro chilometri. Una ferita aperta nel cuore della Sicilia che ha costretto la premier Giorgia Meloni a un sopralluogo d’urgenza: «Il governo c’è, stanzieremo le risorse necessarie», ha promesso dopo aver sorvolato l’area devastata.
La mappa del disastro racconta di una città spezzata. Le strade provinciali 10 e 12 sono state inghiottite dal fango, isolando di fatto i collegamenti principali verso sud. Resta percorribile, ma sorvegliata a vista, solo la SP11. Nei quartieri di Trappeto e via Popolo il silenzio è irreale, rotto solo dal rumore dei mezzi della Protezione Civile. Chi fugge lascia tutto: una vita intera chiusa in una valigia, mentre alle spalle le pareti di casa si aprono come scatole di cartone. Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile, non usa mezzi termini: «L’intera collina sta cedendo. Per molte abitazioni non c’è possibilità di recupero».
Ma è sul banco degli imputati che si consuma l’altro dramma, quello delle responsabilità mancate. «Fragilità nota» è l’espressione che rimbalza tra i tecnici e i dossier dei geologi. Non è il destino cinico e baro, ma la conformazione stessa del territorio — classificato a rischio R4, il massimo livello — unita a decenni di cementificazione distratta. I precedenti del 1790 e del 1997 erano avvertimenti scritti nella pietra, ignorati da una pianificazione urbana che ha continuato a sfidare la gravità. Riccardo Ferraro della Sigea avverte: la scarpata che si è creata ha un’inclinazione di 85 gradi, destinata inevitabilmente ad arretrare ancora, mangiandosi altri metri di città.
Mentre la macchina dei soccorsi lavora per mettere in sicurezza chi ha perso tutto, con la Procura di Gela che ha aperto un fascicolo per disastro colposo, resta l’amarezza di un copione già visto. Niscemi oggi è il simbolo di un Paese che cura le ferite ma dimentica di prevenire i colpi, dove la pioggia non si limita a cadere, ma presenta il conto.











