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Ciclone Sicilia, Schifani: «Danni per un miliardo e mezzo». Ma i fondi Roma sono un primo passo

- 26/01/2026
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Il governatore Schifani stima oltre un miliardo e mezzo di euro di danni per l’eccezionale ondata di maltempo, ma i primi stanziamenti del governo nazionale appaiono drammaticamente insufficienti a coprire la voragine economica che minaccia il turismo e le coste dell’Isola.

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ROMA – La conta dei danni è un bollettino di guerra che si aggiorna di ora in ora, man mano che il fango si asciuga e il mare si ritrae dalle strade di Taormina e delle coste siciliane. Prima di varcare la soglia di Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri straordinario, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, fissa l’asticella di una crisi senza precedenti: «Una prima ricognizione c’è e purtroppo si tende addirittura a superare il miliardo e mezzo di euro tra danni diretti e indiretti».

La voragine finanziaria

Davanti a una voragine di tali proporzioni, i 100 milioni di euro (per tre regioni!) inizialmente ipotizzati dal Governo centrale appaiono come una goccia in un mare ancora agitato. Sebbene Schifani sottolinei l’importanza dell’accelerazione impressa dalla premier Meloni per la dichiarazione dello stato di calamità nazionale, il divario tra le risorse stanziate e il fabbisogno reale resta drammatico.

La Regione ha già messo sul piatto 72 milioni per le prime emergenze, ma è evidente che la partita per la ricostruzione si giocherà su altri tavoli: «Ci rivarremo anche sul Fondo di solidarietà europea, sull’Fsc e sulla rimodulazione dei fondi sociali di coesione», ha spiegato il governatore.

Il fattore tempo: corsa contro il sole

Il vero nemico, tuttavia, non è solo il deficit di bilancio, ma il calendario. Con la stagione turistica alle porte, l’economia dell’Isola rischia il collasso definitivo.

  • Turismo in ginocchio: A Taormina e nelle aree limitrofe si teme il crollo delle strutture alberghiere, pilastro del Pil regionale.
  • Lidi da ricostruire: La scommessa è garantire la riapertura degli stabilimenti balneari entro l’estate.
  • Emergenza abitativa: Restano ancora 70 sfollati sui 300 iniziali, cittadini che hanno visto le proprie case travolte da una mareggiata «mai vista prima in Sicilia».

Cambiare paradigma: la difesa delle coste

Secondo Schifani, non si può più parlare solo di dissesto idrogeologico tradizionale. «Il mare è impazzito, è cambiato l’ecosistema», ha dichiarato, invocando una grande progettazione per la tutela delle fasce antropizzate. L’obiettivo è blindare i centri abitati e le strutture turistiche dalle mutazioni climatiche che ormai impongono «grandi incendi e grandi mareggiate» come nuova e tragica normalità.

«Non è il momento delle polemiche, ma della coesione», ha concluso Schifani, cercando di rassicurare una popolazione che, tra i detriti, attende risposte certe e, soprattutto, veloci.

Sala del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi Roma