

Prima della tragedia di Crans Montana avremmo potuto invocare precisione svizzera ma oggi il termine si attaglia meglio alla tutt’altro che puntuale amministrazione messinese. Una precisione “svizzera”, infatti, ma con quel tocco di ritardo accademico che rende tutto più saporito, visto che il “Ciclone Harry”, ha appena finito di piallare la costa ionica da Giampilieri a Briga, portandosi via spiagge, muretti e le speranze dei residenti. Harry, sgarbato come tutti i cicloni, si è presentato il 20 gennaio. L’amministrazione, invece, ha deciso di rispondere con la calma dei forti: il 23.

Le immagini che arrivano da Giampilieri sono un monumento all’arte italica del “poi vediamo”. Lì, accatastati tra le sterpaglie e i rifiuti in un poetico abbraccio con la monnezza locale, riposano i famosi massi frangiflutti. Cubi di cemento pagati con soldi pubblici (fondi regionali, per la precisione) che avrebbero una sola missione nella vita: stare in acqua a rompere le onde. E invece no. Loro stanno al caldo, sulla terraferma, a godersi il panorama mentre il mare si mangiava la strada.

Antonio De Luca, capogruppo M5S, ha diffuso un video che è un atto d’accusa grosso quanto quei massi: le barriere c’erano, ma erano parcheggiate in doppia fila. “Posati e dimenticati”, dice. E ha ragione. Perché il cartello di cantiere – quella stele di Rosetta della burocrazia piazzata lì accanto – ci racconta una storia meravigliosa.Leggete bene. L’ordinanza sindacale n. 9 per “interventi contingibili e urgenti” istituisce il divieto di sosta per permettere i lavori.

Data di inizio? 23 gennaio 2026. Cioè oggi. Cioè tre giorni dopo che il Ciclone Harry ha devastato tutto. È la famosa tecnica della “prevenzione postuma”: prima lasci che la casa bruci, poi ti presenti con un bicchiere d’acqua e un’ordinanza urgente.

Il cartello dei lavori, intestato alla Città di Messina e affidato al “Consorzio Stabile San Pietro” per la modica cifra di 277.811 euro (più spiccioli), parla di “salpamento e rifioritura”. Un termine botanico delizioso: rifioritura. Peccato che a rifiorire, per ora, sia solo la rabbia di chi si è visto il mare in salotto mentre i cubi di cemento facevano la guardia ai sacchetti della spazzatura.
Il sindaco Basile, che ora gira tra le macerie a contare i danni, avrebbe forse potuto contare i giorni prima. Perché se hai i soldi, hai il progetto, hai l’impresa e hai pure i massi, ma aspetti che passi il ciclone per posizionarli, allora non è maltempo. È, come sempre, malgoverno.
I massi verranno spostati entro il 13 febbraio, dice il cartello. Con calma, mi raccomando. Non vorremmo mai che, finendo in mare, si bagnassero.












