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De Luca all’angolo: il centrodestra chiude la porta. Germanà e Calderone smascherano il bluff dello “Sciamano”

- 21/01/2026
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La realtà descritta dalle due interviste di Caspanello è quella di un De Luca che ha chiuso le porte da solo. I due big del centrodestra smontano il “complotto” di Caltagirone e bocciano le urne anticipate: «Solo un capriccio politico»

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MESSINA – La solitudine dei numeri primi, o forse solo la solitudine di chi ha cambiato idea troppe volte. Le interviste rilasciate al collega Sebastiano Caspanello di Gazzetta del Sud da Tommaso Calderone (Forza Italia) e Nino Germanà (Lega) non sono semplici commenti post-convention: sono il certificato di isolamento politico di Cateno De Luca. Quello che emerge dalle parole dei due big del centrodestra messinese è la fotografia di un leader, il fondatore di Sud Chiama Nord, ormai prigioniero del suo stesso tatticismo esasperato.

Tommaso-Calderone
Tommaso-Calderone

È Tommaso Calderone, l’unico ad aver varcato la soglia di Caltagirone («per motivi istituzionali e principi personali», precisa, marcando la distanza dall’adesione politica), a svelare la debolezza intrinseca dell’attuale narrazione deluchiana. «De Luca ha capito che da solo non può pensare di vincere», sentenzia il deputato azzurro. Una frase che suona come una resa dei conti: lo “Sciamano del Nisi”, che ha costruito la sua fortuna sulla narrazione del “contro tutti”, oggi è costretto a cercare sponde perché i numeri, evidentemente, non tornano più. Calderone, pur nella sua autonomia rispetto ai diktat palermitani («se mi dicono di non andare, non li prendo in considerazione»), non offre ciambelle di salvataggio. Anzi, riduce la mossa delle dimissioni di Basile a mera tattica di chi, sentendosi impotente, prova a ribaltare il tavolo.

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Nino Germanà

Ancora più netto è il giudizio di Nino Germanà. Il senatore leghista affonda il colpo proprio sulla credibilità, il tallone d’Achille dell’ultima fase politica di De Luca. «Per un anno ha detto che Schifani era il padre nobile… evidentemente avrà visto che qualcosa non andava più secondo i suoi piani». Germanà smonta la narrazione del complotto (l’ordine di scuderia di non andare all’evento) e la rubrica a strategia difensiva. L’assenza della Lega non è obbedienza a Schifani, ma tutela degli elettori di fronte alla confusione: «Non si possono lanciare messaggi a destra e sinistra come se fossero contenitori in cui farsi eleggere». L’espressione dialettale usata dal senatore, «consa e sconsa» (fa e disfa), diventa l’epitaffio sulla coerenza di Sud Chiama Nord. De Luca viene dipinto come un navigatore senza bussola, che considera gli schieramenti come «parchi dove scorrazzare», bruciando la fiducia degli interlocutori giorno dopo giorno.

Le porte chiuse e il consenso in fuga

Il risultato di questa tenaglia dialettica è un De Luca confinato in un limbo. Da una parte c’è Calderone che, pur aprendo a valutazioni locali (il famoso “ragionamento” di Gaetano Duca), ribadisce che l’unità del centrodestra è un valore assoluto. Dall’altra c’è Germanà che definisce le elezioni anticipate un «capriccio politico» e chiude a ogni ipotesi di inciucio, rivendicando la compattezza della coalizione. La realtà descritta dalle due interviste è quella di un De Luca che ha chiuso le porte da solo. Il suo comportamento ondivago, gli attacchi alternati a offerte di pace, hanno generato un cordone sanitario attorno a Sud Chiama Nord. L’isolamento non è subìto, ma auto-indotto. E mentre De Luca valuta “tatticamente” le dimissioni del sindaco Basile, il centrodestra si dice pronto, lavorando a candidature competitive e unitarie, senza più attendere le mosse di un leader che sembra aver smarrito la sua “magia” elettorale.

L’intervista sul quotidiano Gazzetta del Sud di oggi

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Germanà con Basile nel 2022
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