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Messina, bufera sul Comune per lo smart working negato. Cgil: «ignorati dipendenti residenti nelle periferie»

- 20/01/2026
santa margherita
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MESSINA – Mentre fuori infuriava la tempesta, dentro Palazzo Zanca scoppiava il caso. Al centro della polemica c’è la gestione del personale comunale durante l’allerta meteo rossa che ha investito la città. A lanciare l’accusa è la FP CGIL di Messina, che denuncia una gestione tardiva e confusa dello smart working, lasciando centinaia di dipendenti – e in particolare i pendolari – nel caos e sotto la pioggia

Già nella serata di ieri, 19 gennaio, la CGIL aveva inviato una nota ai vertici dell’amministrazione – Sindaco, Direttore Generale e Dirigenti – chiedendo di autorizzare il lavoro agile per tutelare l’incolumità dei lavoratori di fronte a un’allerta annunciata da giorni. La risposta? Nessuna. O meglio, un «silenzio assordante». Secondo il sindacato, i vertici hanno fatto «orecchio da mercante» , costringendo i dipendenti a trovare soluzioni individuali o a mettersi in viaggio nonostante i rischi. Addirittura, denunciano dalla Cgil, ad alcuni lavoratori già abilitati al lavoro agile è stato negato di anticipare la giornata di smart working a oggi. Il paradosso, secondo la nota a firma del responsabile Giuseppe Previti, si è consumato stamattina. Solo alle 10:51, quando ormai gli uffici erano aperti e il personale aveva già affrontato il tragitto sotto il diluvio, è arrivata la comunicazione del Direttore Generale: uscita anticipata alle 13:00 e prosecuzione in smart working, ma solo per chi risiede fuori Comune. «La pezza è peggio del buco» tuona il sindacato. La misura tardiva ha di fatto ignorato le esigenze di chi vive nelle zone periferiche della città, come Galati o Santo Stefano Briga, ugualmente colpite dal maltempo. Inoltre, l’autorizzazione è arrivata «dopo che i dipendenti sono venuti in servizio o si sono presi una giornata di ferie», rendendo il provvedimento quasi inutile per la sicurezza preventiva.

Il confronto con le altre istituzioni rende la situazione ancora più stridente. Mentre la Rettrice dell’Università aveva autorizzato il lavoro agile per tutti già dal giorno prima e il Prefetto aveva invitato esplicitamente a favorire il lavoro da remoto per alleggerire la circolazione, Palazzo Zanca è rimasto immobile. Per la CGIL, quanto accaduto svela una «criticità organizzativa» e una «mancanza di solidarietà» verso i collaboratori. Sullo sfondo resta il nodo irrisolto del Regolamento sul Lavoro Agile: un atto concertato con i sindacati ma rimasto «chiuso in qualche cassetto» in attesa di approvazione da parte della Giunta, lasciando centinaia di dipendenti senza la possibilità tecnica di lavorare da remoto.

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