Antonio Cugno: ultimatum al Comune: «Pronti a denunciare l’omissione d’atti d’ufficio». Dafne Musolino in campo per le aree interne

MESSINA – Massa Santa Lucia: il cielo non promette nulla di buono, ma è l’aria che si respira dentro l’ex scuola elementare a essere elettrica. A 48 ore dalla nuova allerta meteo, tra i residenti serpeggia un mix letale di paura, frustrazione e rabbia. Non è solo maltempo, è la cronaca di un disastro annunciato: strade colabrodo, costoni che cedono e un territorio fragile che sta letteralmente scivolando via sotto i piedi di chi ci abita.
La paura a Massa Santa Lucia non è un’ipotesi, ha il rumore della lamiera contorta di una Fiat Panda. Solo una settimana fa, durante l’ultima ondata di maltempo che ha flagellato Messina, la fragilità del territorio ha presentato il conto: un pezzo della Strada Provinciale 45, al chilometro 11 nel villaggio di Massa San Nicola, è crollato. Un cedimento improvviso che ha coinvolto un automobilista di passaggio: per lui la diagnosi è la rottura del femore.

Quella ferita è diventata il simbolo dell’assemblea pubblica di ieri sera convocata d’urgenza e che è diventata il teatro di un duro scontro istituzionale. Da una parte i cittadini, guidati dal medico Francesco Berenato e dai presidenti dei comitati di Massa San Nicola, Massa San Giovanni e Massa San Giorgio. Dall’altra, un banco degli imputati rimasto vuoto: assenti il sindaco Federico Basile e l’assessore alla Protezione Civile Massimo Minutoli.
I vertici dell’amministrazione erano a Caltagirone per l’assemblea di “Ti Amo Sicilia” indetta da Cateno De Luca. Così a rappresentare la governance del Comune c’era solo la consigliera Margherita Milazzo, la cui richiesta di «spostare la data dell’assemblea» è suonata come una provocazione grottesca, considerando l’allerta meteo imminente. «Perché il sindaco e l’assessore non hanno incaricato qualcuno, anche e soprattutto un tecnico ad intervenire in loro vece?» hanno tuonato i residenti.

A riempire quel vuoto istituzionale ci ha pensato l’avvocato Antonio Cugno, presente in rappresentanza della senatrice Dafne Musolino. Raccogliendo l’assist dell’avvocato Sanny Gervasi, anch’egli presente in sala, Cugno ha alzato il tiro ipotizzando scenari giudiziari: «Se necessario è possibile appellarsi al codice penale». La strategia è chiara: «È il caso di fare un atto di diffida e messa in mora nei confronti dell’amministrazione Basile. Un atto propedeutico alla richiesta di indagini per il reato di omissione di atti d’ufficio». «È rilevante che il direttore generale della Città Metropolitana, Salvo Puccio, sia un geologo – ha osservato l’avvocato – ma non credo che senza una forte sollecitazione sia possibile avere la sua attenzione». Secondo il legale, non esistono più giustificazioni per lo stato di abbandono in cui versano le Masse. Un abbandono che la Città Metropolitana riserva non solo a questi territori, ma a gran parte dei villaggi collinari, dai Nebrodi alle Madonie di competenza messinese.
Il legame della Musolino con le “Aree Interne”
La presenza (tramite delega) della senatrice Musolino, impegnata a Milano con Italia Viva, non è casuale. Il territorio ricorda bene la sua visita nel 2023, quando si recò personalmente alle Masse dopo il vasto incendio che devastò le colline, aggravando quel dissesto che oggi presenta il conto. Cugno, infatti, ha poi ricordato l’esistenza di una legge nazionale sulle aree interne, fortemente sostenuta proprio dalla Musolino, che offre gli strumenti per invertire la rotta: contrasto allo spopolamento, rilancio dello sviluppo e miglioramento dei servizi essenziali (sanità, scuola, trasporti). «Sono qui per garantire il sostegno e l’intervento della senatrice» ha concluso il legale.
Fondi disponibili, ma fermi

Ad alimentare l’indignazione, l’intervento del deputato regionale PD Calogero Leanza: i soldi ci sono, ma vanno richiesti. Marcello Scurria, di Rete Civica “Partecipazione“, ha poi ricordato come «Quanto dei fondi del PNRR è stato impiegato in questi territori, visto che sono stati dirottati per il restyling del centro città, lasciando i villaggi a rischio isolamento?»
La misura è colma. Davanti a una platea politica trasversale – presenti anche i consiglieri comunali del PD e di Fratelli d’Italia e il presidente della Municipalità Pagano – i cittadini hanno deciso di agire. Parte l’impegno diretto e una raccolta firme per chiedere l’intervento della Regione e lo stanziamento immediato dei fondi. Perché su quell’unica strada rimasta aperta, stretta e minacciata dagli alberi, viaggiano ogni giorno famiglie e studenti. E nessuno vuole attendere la tragedia.




















