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Il miraggio Sanderson: 25 milioni per togliere la polvere (e forse l’amianto)

- 14/01/2026
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L’Esa avvia la rimozione dell’amianto dopo trent’anni di nulla, ma per la bonifica completa l’assessore Caminiti gela subito gli entusiasmi: “Impossibile dare tempi certi”. Sul tavolo i 25 milioni della Regione e il “patto” Schifani-Basile, mentre il Comune avvia solo ora lo studio per capire quanto è avvelenato il sottosuolo. E l’Eco parco rischia di restare un sogno.

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Si spera che qualcuno, a Palazzo d’Orleans o a Palazzo Zanca, abbia conservato un calendario degli anni ’90. Così, giusto per ricordare che l’ex Sanderson, il mostro di 75mila metri quadri che troneggia (si fa per dire) a Pistunina, è un cadavere industriale che marcisce lì da quando c’era ancora la Lira e il Muro di Berlino era appena caduto. La “buona notizia”, come spiritosamente la chiamano i bollettini ufficiali, è che sono partiti i “primi interventi”. Alleluia.

L’Esa, l’Ente che dovrebbe sviluppare l’agricoltura e invece si ritrova a fare lo spazzino di lusso, sta rimuovendo l’amianto. Meglio tardi che mai. Ma per chi si aspettava le ruspe e la rinascita domani mattina, conviene munirsi di pazienza, o forse di un altro paio di generazioni. Era il 9 gennaio di un anno fa (un’era geologica, per i tempi della politica siciliana) quando il governatore Schifani e il sindaco Basile siglarono il “patto” per la cessione dell’area al Comune. Sul tavolo ci sono 25 milioni di euro: soldi che la Regione ha stanziato con una legge apposita, inseriti nel programma operativo complementare (quella scatola magica dove finiscono i sogni e spesso vi restano).

Nelle casse comunali, intanto, sono arrivati ben 100mila euro. Servono, udite udite, per il “piano di caratterizzazione”. Che, tradotto dal burocratese, significa che prima di bonificare bisogna capire quanto è avvelenata l’aria e la terra (idrocarburi e altre amenità) di un sito abbandonato da trent’anni. Il Comune ha approvato l’indirizzo alla progettazione, ma ora tocca ai tecnici redigere la “fotografia dettagliata” dell’inquinamento, poi toccherà alla Regione vagliare, poi all’Arpa supervisionare le indagini, poi si farà il documento di analisi dei rischi e infine (se saremo ancora vivi) il progetto di bonifica vero e proprio per l’appalto.

Quanto ci vorrà? L’assessore all’Ambiente Caminiti, in un sussulto esemplare di rara onestà intellettuale che quasi spiazza, mette le mani avanti: «Non possiamo definire con precisione i tempi». E per darci un’iniezione di fiducia ricorda che per la caratterizzazione di Maregrosso e dell’ex Samar ci sono voluti due anni. Due anni solo per le carte.

Nel frattempo, nel mondo dei sogni, si discute del futuro. Una volta doveva sorgere lì la nuova Fiera di Messina (progetto finito nel cestino della storia insieme alla vecchia Fiera). Ora i comitati civici, con encomiabile ottimismo, propongono un “Eco parco”: spazio multifunzionale, aree verdi, recupero dell’esistente. Bellissimo. Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo non il mare, ma la palude burocratica di due enti che, quando si muovono, lo fanno con la velocità di bradipi sotto sedativi. Riusciranno i nostri eroi a restituire l’area alla città prima che l’amianto diventi reperto archeologico?

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