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«Interessi al 10%»: così il broker amico ha bruciato i risparmi di 50 famiglie. L’ombra dello schema Ponzi all’ombra dell’Etna

- 13/01/2026
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«Dove sono finiti i nostri soldi?». È un coro unanime, disperato, quello che si alza dalla provincia etnea. Cinquanta risparmiatori, cinquanta storie diverse unite dallo stesso epilogo: il conto in rosso e la fiducia tradita. Si va dal piccolo accantonamento di 5.000 euro fino a cifre monstre di 200.000 e 300.000 euro. I risparmi di una vita, i soldi per l’università dei figli, le liquidazioni di anni di lavoro, inghiottiti in quello che gli inquirenti stanno iniziando a delineare come un moderno, e devastante, schema Ponzi.

Il baricentro del presunto raggiro è Adrano, ma i confini del “buco” — una voragine che secondo le stime preliminari tocca le sei cifre — sembrano allargarsi a macchia d’olio in tutto l’hinterland e oltre la provincia di Catania. Al centro della scena c’è un uomo, un broker finanziario (o sedicente tale) che non ha agito nell’ombra, ma alla luce del sole, sfruttando l’arma più potente: la conoscenza personale. «Lo conosco da vent’anni», ripete incredulo un padre di famiglia che gli ha affidato il futuro economico del figlio.

Il copione, secondo le prime ricostruzioni dei legali che assistono le vittime, è classico ma letale. Tassi d’interesse fuori mercato, dal 5% al 10%, promessi a persone spesso prive di una solida alfabetizzazione finanziaria. «Il sistema si basava su una piramide», spiega l’avvocato Manfredi Zammataro, segretario regionale dell’associazione Codici, che sta preparando un esposto in Procura. Al vertice c’era chi sponsorizzava contratti di investimento rivelatisi poi «prodotti fantasma». L’obiettivo era carpire la fiducia del risparmiatore medio per alimentare la catena.

A scoperchiare il vaso di Pandora sono state le prime denunce alla Guardia di Finanza di Paternò, che secondo i legali ha agito con tempestività. L’avvocato Francesco Messina, che assiste oltre dieci presunte vittime, parla di uno schema «seriale». «Attraverso la promessa fraudolenta di interessi superiori al saggio legale — racconta il penalista — il promotore invogliava a investire. Le transazioni avvenivano tramite bonifici, ma in alcuni casi anche in contanti. E proprio queste forme di pagamento anomale hanno iniziato a far dubitare i più accorti».

Siamo ormai alla fase di chiusura delle indagini preliminari. Ma la preoccupazione corre veloce quanto la rabbia. Il timore dei legali è che il capitale raccolto sia stato reinvestito in cespiti immobiliari o fatto sparire. «Avevamo chiesto alla Procura la possibilità di intervenire col sequestro — aggiunge Messina — perché attraverso il passaparola adranita avevamo capito dove potevano essere finiti gran parte di quei soldi».

C’è un aspetto che rende questa vicenda, se possibile, ancora più amara: il tradimento sociale. Non si tratta di speculatori di borsa abituati al rischio, ma di famiglie comuni che si sentono pugnalate alle spalle. «Oggi si sentono traditi dal sistema e questo genera sfiducia verso le istituzioni e i professionisti onesti», chiosa Messina.

L’avvocato Zammataro guarda oltre il singolo caso e teme l’esistenza di una struttura più complessa: «Considerati i numeri, vorremmo capire se questa persona abbia agito da sola o se ci sia una rete capillare. Com’è possibile che un singolo soggetto abbia convinto così tante persone in un’area così vasta?». La richiesta ora è duplice: fare chiarezza sulle responsabilità e, soprattutto, «mettere in sicurezza il patrimonio di questo soggetto». Prima che dell’eredità di una vita di lavoro non resti neanche la polvere.

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