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Sanità, la grande fuga dal Sud vale 5 miliardi. Lombardia ed Emilia incassano, per Calabria e Sicilia è profondo rosso

- 11/01/2026
sanita

Lombardia ed Emilia-Romagna fanno il pieno di risorse (+580 milioni per Milano), mentre il Mezzogiorno sprofonda in rosso: la Calabria perde 304 milioni, la Sicilia 220. Il paradosso del Fondo sanitario: le regioni con più difficoltà strutturali finanziano le “locomotive” del Settentrione.

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Un paese, due velocità, e un bonifico gigantesco che ogni anno viaggia da Meridione a Settentrione. I nuovi dati sulla mobilità sanitaria interregionale del 2024 non lasciano spazio a interpretazioni: l’Italia è spaccata in due. Da una parte le “locomotive” della salute, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che attraggono pazienti e risorse; dall’altra un Sud che si svuota e paga il conto. Il giro d’affari della migrazione sanitaria sfiora ormai i 5 miliardi di euro, una cifra monstre che certifica il fallimento delle politiche di riequilibrio territoriale.

La mappa del Fondo Sanitario Nazionale disegna una gerarchia chiarissima. La Lombardia si conferma la meta prediletta per chi cerca cure migliori, chiudendo i conti con un avanzo record di 580,7 milioni di euro. È il risultato di un sistema che fattura oltre un miliardo in ingressi, al netto dei (pochi) pazienti in uscita. A ruota segue l’Emilia-Romagna, forte di un saldo attivo di 507,1 milioni, e il Veneto con 189,4 milioni. In questo club ristretto delle regioni virtuose figurano anche la Toscana (+54,4 milioni), il Molise (+28,2 milioni, un’eccezione nel Sud dovuta a specifiche eccellenze private convenzionate) e Trento. Qui la “qualità percepita” e l’efficienza organizzativa si trasformano in ricchezza reinvestibile sul territorio.

Se il Nord incassa, il Sud sanguina. I saldi negativi raccontano di regioni costrette a finanziare i sistemi sanitari altrui perché incapaci di garantire risposte adeguate ai propri cittadini. La maglia nera spetta alla Calabria, con un passivo pesantissimo di 304,1 milioni di euro. Drammatica anche la situazione della Campania (-281,6 milioni) e della Sicilia, che lascia sul terreno 220,9 milioni di euro. Non va meglio alla Puglia (-210,3 milioni). Ma l’analisi riserva sorprese amare anche per il Centro: il Lazio, nonostante la presenza della Capitale e di grandi policlinici, registra un rosso di 170,8 milioni, segno che le criticità non sono solo una questione di latitudine geografica ma di governance. Anche la Liguria (-98 milioni) e le Marche (-56,9 milioni) mostrano segni di sofferenza, mentre la Sardegna paga l’insularità e le carenze strutturali con un saldo negativo di 79,1 milioni.

Perché si fugge Non è turismo, è necessità. Dietro i numeri ci sono le storie di pazienti che fanno le valigie per sfuggire a liste d’attesa infinite, carenza di tecnologie avanzate o semplice sfiducia verso il sistema locale. Il divario riflette criticità storiche: nel Mezzogiorno mancano investimenti, le infrastrutture sono obsolete e il personale, spesso sotto organico, non riesce a tamponare la richiesta di salute. Il paradosso è servito: le regioni più povere, con sistemi sanitari già fragili, si ritrovano con meno risorse in cassa proprio a causa della mobilità passiva, alimentando un circolo vizioso che rende il divario incolmabile. Mentre il Nord corre, il resto d’Italia è costretto a inseguire, spesso in un’altra regione.

RegioneSaldo (Milioni €)Stato
Lombardia+580,7✅ Attivo
Emilia-Romagna+507,1✅ Attivo
Veneto+189,4✅ Attivo
Toscana+54,4✅ Attivo
Molise+28,2✅ Attivo
P.A. Trento+5,1✅ Attivo
Friuli Venezia Giulia-9,8🔻 Passivo
Umbria-37,5🔻 Passivo
Marche-56,9🔻 Passivo
Basilicata-70,1🔻 Passivo
Sardegna-79,1🔻 Passivo
Abruzzo-86,4🔻 Passivo
Liguria-98,0🔻 Passivo
Lazio-170,8🔻 Passivo
Puglia-210,3🔴 Passivo Grave
Sicilia-220,9🔴 Passivo Grave
Campania-281,6🔴 Passivo Grave
Calabria-304,1🔴 Passivo Grave

Fonte: Quotidiano Sanità

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