La Procura di Siracusa indaga per omicidio, ma serve il codice genetico per confermare che si tratti del 35enne catanese scomparso. Disposte Tac e radiografie sui resti ossei: si scava nel passato della vittima, tradita dal Gps della vettura

CARLENTINI – La soluzione del macabro enigma di contrada San Demetrio passa dai laboratori di Tremestieri. Sarà la scienza, e nello specifico l’alta specializzazione della sezione di Biologia dei Ris di Messina, a dover dare un nome e un volto a ciò che resta del corpo rinvenuto all’interno della T-Roc distrutta dalle fiamme nelle campagne di Carlentini il giorno dell’Epifania.
Il giallo non sarà risolto in tempi brevi. Gli investigatori attendono l’esito dirimente dell’esame del DNA, affidato agli esperti dell’Arma messinese. È il passaggio chiave per confermare quella che, al momento, è una tragica, quasi certa supposizione: che quei resti ossei appartengano a Salvatore Privitera, il 35enne catanese di cui non si hanno più notizie. Il lavoro dei Ris sarà affiancato da quello dell’Istituto di Medicina Legale: nelle prossime ore, su quel che rimane del corpo “liquefatto” dal rogo, verranno effettuate Tac e radiografie. L’obiettivo è duplice: identificare la vittima e stabilire la causa della morte. Bisogna capire se l’uomo sia stato ucciso prima dell’incendio o se, in uno scenario ancora più agghiacciante, sia stato stordito e poi lasciato morire tra le fiamme.
Mentre la Procura di Siracusa, guidata da Sabrina Gambino, ha aperto un fascicolo per omicidio e si appresta a conferire gli incarichi per gli accertamenti irripetibili, i Carabinieri ricostruiscono le ultime ore della vittima. La scomparsa di Privitera — originario del Villaggio Sant’Agata ma residente a Ippocampo di Mare — era stata denunciata dai genitori il giorno prima del ritrovamento. Sono stati proprio loro, angosciati dal silenzio del figlio (padre di due bambini), a rintracciare l’auto a noleggio grazie al GPS. Il segnale satellitare ha raccontato una verità impietosa: la T-Roc era ferma a Carlentini dalla sera del 5 gennaio.
I militari dell’Arma stanno scandagliando la vita del 35enne, assistito ora legalmente dall’avvocato Francesco Marchese. Si scava nelle “relazioni pericolose” di Privitera, che aveva alle spalle alcuni processi per spaccio, pur senza evidenti legami con la criminalità organizzata mafiosa. Ultimamente sembrava essersi dedicato al commercio di abbigliamento. L’ipotesi del suicidio, pur non scartata formalmente, appare inverosimile. La pista principale porta a un’esecuzione violenta, di cui il fuoco doveva cancellare ogni traccia.
La risposta definitiva, però, è sepolta tra le ceneri. Ci vorranno settimane, forse mesi, per le relazioni conclusive, ma la svolta arriverà da Messina: ogni micro-traccia biologica analizzata dai Ris potrebbe raccontare quella verità che le fiamme hanno tentato di inghiottire.











