

MESSINA – «Abbiamo sempre mantenuto un profilo basso, convinti che sia più opportuno far parlare le opere». Dopo mesi di tacito lavoro e crescenti polemiche, la Costruzioni Bruno Teodoro spa decide di replicare. L’etichetta di «scandalosa incompiuta» affibbiata da più parti al cantiere del Porto di Tremestieri non piace all’impresa, che sceglie di mettere sul tavolo numeri, ostacoli tecnici e intoppi burocratici per spiegare lo stato dell’arte di una delle infrastrutture più attese della città.
Il primo punto fissato dalla società è l’avanzamento lavori. Nessuno stallo totale, spiegano i vertici: lo stato di avanzamento ha raggiunto il 37%, segnando un incremento dell’11% rispetto al 26% ereditato dal precedente fermo. Tuttavia, resta il nodo del mancato avvio della diga foranea, il cuore dell’opera. Qui la Bruno Teodoro chiarisce che il rallentamento non è operativo, ma strutturale.
La criticità, evidenziata dalla Commissione di Collaudo presieduta dall’ingegnere Donato Carlea, è prettamente tecnica: il molo foraneo era stato progettato con una “vita nominale” di 50 anni. Un parametro che l’impresa ritiene fosse frutto di una deroga concessa all’epoca, quando l’opera era concepita come “emergenziale”. Oggi lo scenario è cambiato. Il porto di Tremestieri è classificato come opera strategica (Classe IV), status confermato dalla nomina di un commissario straordinario ministeriale. Per le Norme Tecniche per le Costruzioni, infrastrutture di tale rango devono garantire una durabilità di 100 anni.
«Questa configurazione non può ritenersi attuale», sottolinea l’azienda. È in corso un confronto serrato tra la Direzione Lavori, il commissario Francesco Di Sarcina e l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto per trovare una soluzione che coniughi l’avvio dei lavori con i necessari standard di sicurezza.
Ripartenza a gennaio
Nonostante il tavolo tecnico aperto, l’impresa annuncia lo sblocco imminente di alcune fasi lavorative. L’infissione dei profilati tubolari metallici (la palificazione) è ritenuta un’attività che prescinde dalle future modifiche progettuali. «Abbiamo presentato istanza di subappalto a un’impresa specializzata», fa sapere la Bruno Teodoro, che fissa l’obiettivo: avviare le attività di infissione entro il mese di gennaio, una volta ottenute le autorizzazioni.
Il blocco dell’area Nord
Infine, un passaggio sui ritardi logistici. L’impresa denuncia l’impossibilità di operare nell’area Nord del cantiere per quasi cinque mesi, dal 18 luglio al 9 dicembre 2025. Il motivo? La mancata gestione delle interferenze tra i mezzi di cantiere e il traffico dei traghetti. Un’area cruciale, che ospita opere per circa 26,5 milioni di euro (già eseguite per il 56%), rimasta “congelata” fino all’intervento risolutivo del presidente dell’AdSP, Francesco Rizzo, in sinergia con il Comune. Un intoppo che, conclude l’azienda, ha inevitabilmente pesato sulla produzione complessiva.








