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Archivio, Bonaccorso e la protesta che risparmia Sindaco e assessore: fondi record per le feste, zero risposte sullo scippo. E si prepara quello dell’archivio Quasimodo

- 03/01/2026
archivio di stato

Mentre i documenti storici finiscono a Riposto, il Comune tace sulle sedi alternative: l’amministrazione assorbita dai milioni per gli eventi dimentica lo sfratto. Mentre i messinesi vanno in piazza Campagna e Basile preparano il trasferimento dell’archivio “Quasimodo”

A Messina va in scena il paradosso della memoria. Da un lato c’è l’indignazione civile, legittima e vibrante, incarnata da Lelio Bonaccorso che in Piazza Unione Europea si domanda cosa sia finito a Riposto, cosa sia stato “strappato ed esiliato” dalla città. Dall’altro, c’è il non detto politico che rischia di trasformare la denuncia in un’arma spuntata. Perché se è vero che la città perde pezzi fondamentali della sua storia — di cui esistono elenchi fin troppo chiari — è altrettanto vero che le responsabilità di questo scippo hanno indirizzi precisi che la piazza, curiosamente, sembra voler ignorare.

basile

L’artista punta l’indice contro il generico “silenzio delle istituzioni”. Un’accusa corretta nella forma, ma carente nella sostanza analitica. Nel mirino, infatti, non finisce mai esplicitamente chi ha la gestione amministrativa della città: il sindaco Federico Basile e il suo assessore alla Cultura, Enzo Caruso. La sensazione è quella di una volontà di fare politica senza però “sporcarsi le mani” con l’attacco diretto al Primo Cittadino, che non a caso ci sembra fosse assente al presidio organizzato proprio sotto le finestre del Comune da lui guidato.

Si attacca il sistema, ma si salvano gli uomini. Si cita, ad esempio, il trasferimento dell’archivio Quasimodo come ulteriore ferita, ma si omette di ricordare — per distrazione o cautela — che quell’operazione è stata gestita e organizzata proprio dall’amministrazione Basile. Una narrazione a metà che non aiuta la causa.

Archivio Quasimodo (2)
Archivio Quasimodo (2)

In questo quadro di responsabilità diffuse e mai nominate, emerge un dato politico in controtendenza: l’unica iniziativa istituzionale concreta, lontana dalla retorica di piazza, porta la firma della senatrice Dafne Musolino. È stata lei l’unica voce della delegazione parlamentare messinese a portare la questione direttamente sul tavolo del Ministro Giuli, tentando una difesa fattuale delle radici cittadine mentre altri si perdevano in cautele personali.

La questione, ora, è tutta sulle spalle del Ministro Giuli, ma anche di Federico Basile che si è mosso poco e in notevole ritardo. Al di là dei festeggiamenti natalizi dai budget importanti — quel “Natale elettoralmessinese” che sembra assorbire ogni energia — il sindaco è chiamato a dare risposte operative, non scenografiche. Esistono sedi alternative proposte dal Comune per fermare l’esodo verso Catania? O lo sfratto è ormai derubricato a pratica evasa tra un evento e l’altro? Se la difesa dell’identità si frantuma per non disturbare il manovratore, la battaglia per l’Archivio è già persa in partenza.

archivio di stato me
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