
I giudici smontano la procedura. Mentre Salvini e Ciucci ostentano ottimismo parlando di «ampi margini» e il centrosinistra va all’assalto, vi proponiamo in lettura il testo integrale della delibera che ha bloccato l’iter.
Si sono presi tutto il tempo necessario, ventinove giorni su trenta, quasi a voler pesare ogni virgola prima di calare la scure. Ma alla fine, le motivazioni con cui la Corte dei Conti ha negato il visto alla delibera Cipess sul Ponte dello Stretto sono arrivate, e pesano come pietre tombali sull’accelerazione voluta dal governo. Non si tratta di semplici cavilli burocratici, ma di tre “profili di illegittimità” di “immediata e decisiva rilevanza” che smontano l’impalcatura amministrativa costruita per resuscitare la Grande Opera. Eppure, da Roma non si alza bandiera bianca: Palazzo Chigi e il MIT parlano già di “ampi margini di chiarimento”, mentre le opposizioni chiedono la testa di Salvini e Ciucci.
I tre macigni: Ambiente, Soldi e Controlli
Il Collegio presieduto da Ermanno Granelli non ha usato mezzi termini: la procedura seguita fa acqua da tre parti. Tre falle enormi che riguardano il rispetto delle normative europee (Habitat e Appalti) e l’esclusione di un’autorità di regolazione nazionale.
Il primo colpo riguarda la direttiva Habitat e la famosa procedura “Iropi”, quella carta che doveva servire a superare i vincoli ambientali in nome di un “interesse pubblico imperativo”. Per i giudici contabili, la relazione presentata è viziata da una “carenza di istruttoria”. Non basta dire “serve il Ponte” per ignorare l’ambiente. La Corte contesta l’assenza di vere alternative e, soprattutto, punta il dito sulla motivazione: si è parlato troppo di soldi e ritorni economici, troppo poco di salute umana e sicurezza pubblica, uniche vere ragioni che giustificherebbero un tale impatto ambientale senza il via libera preventivo dell’Europa.
Il secondo punto è politicamente esplosivo: la violazione della direttiva Appalti. Qui crolla il castello del “riavvio” del vecchio contratto. La Corte ha notato che le modifiche ai contratti originari sono “sostanziali”, tanto da configurare condizioni che avrebbero attratto altri partecipanti. Si è passati da un progetto finanziato in gran parte dai mercati a un’opera pagata al 100% dallo Stato. Per la Corte, queste modifiche avrebbero imposto una nuova gara, non un rinnovo automatico.
Terzo macigno: l’esclusione dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art). Il Cipess aveva tenuto fuori l’ente sostenendo che il Ponte fosse una strada extraurbana di categoria B. “Non importa la categoria, importa il pedaggio”, ha risposto secca la Corte. Averla esclusa è illegittimo.
La difesa del Governo: “Tecnici già al lavoro, chiariremo tutto”
Nonostante la bocciatura sonora, l’Esecutivo prova a blindare l’opera e ostenta sicurezza. Da Palazzo Chigi filtra una nota che tenta di smorzare i toni: «Le motivazioni saranno oggetto di attento approfondimento. Il governo è convinto che si tratti di profili con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte». La linea è quella del “confronto costruttivo” per salvare un’infrastruttura definita strategica.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, che non intende mollare di un millimetro: «Tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare tutti i rilievi». Il MIT cita una presunta “positiva collaborazione con la Commissione europea” e rilancia la narrazione del “Ponte unico al mondo per sicurezza e modernità”. Anche Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina, incassa e rilancia: «Stiamo esaminando le motivazioni, individueremo le iniziative conseguenti».
L’assalto delle opposizioni: “Salvini e Ciucci a casa”
Se il governo prova a minimizzare, l’opposizione sente l’odore del sangue e va all’attacco frontale. Angelo Bonelli (Avs) parla di “vittoria della democrazia” e non usa giri di parole: «Ci troviamo di fronte a uno scandalo compiuto ai danni dei soldi degli italiani. La responsabilità è di Salvini e Ciucci, devono dimettersi immediatamente».
Duro anche il Partito Democratico. Per il senatore Antonio Nicita i rilievi sono “molto seri e difficilmente superabili”, mentre il segretario siciliano Anthony Barbagallo invita il governo ad arrendersi all’evidenza: «Invece di derubricare la sentenza, chiedano scusa e abbandonino definitivamente questo inutile progetto». Gongola infine il WWF, che vede confermate le proprie tesi storiche: «La procedura seguita ostinatamente dal governo ha violato le normative ambientali e sugli appalti». La battaglia, insomma, è tutt’altro che finita, ma il “Ponte di Salvini” oggi vacilla come non mai.

ADMINISTRATIVE COURT






