
37 milioni di PNRR finanziano 1.260 posti letto a 650 euro. Un’operazione d’élite che lascia indietro gli studenti e regala un patrimonio milionario ai privati.


di GIUSEPPE BEVACQUA
Messina è una città che affoga nel paradosso del suo mercato immobiliare. Da un lato, una domanda di oltre 10.000 studenti fuori sede che cercano un tetto. Dall’altro, un’offerta pubblica che rasenta l’inesistenza: l’ERSU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio) fatica a mettere insieme 323 posti letto.
È un disastro strutturale. Per l’anno accademico 2023/2024, l’ERSU ha ricevuto quasi 4.000 domande di alloggio; 1.600 studenti sono risultati “idonei”, ma solo 275 hanno ottenuto un posto. Meno del 20% degli aventi diritto. Se guardiamo alla domanda totale, la copertura pubblica crolla al 3%.
Questo vuoto non è un incidente. È una politica decennale di inerzia. Un vuoto che il mercato privato ha occupato con la logica dello sciacallaggio. Il costo medio per una singola stanza nel 2025 viaggia tra i 265€ e i 275€, con picchi di 380€ nelle zone centrali. Un mercato drogato, dove immobili fatiscenti vengono affittati a prezzi gonfiati del 70-80% rispetto a pochi anni fa. Un mercato dove dominano gli affitti in nero, privando gli studenti di tutele e contributi.
Le agenzie immobiliari lo dicono senza imbarazzo: gli studenti sono i clienti ideali, “pagano puntualmente e se ne vanno velocemente“. Questa spirale non colpisce solo gli universitari. Colpisce le famiglie messinesi, espulse da un mercato che preferisce la locazione breve e redditizia, costringendole ad affrontare canoni superiori agli 800 euro per appartamenti che non li valgono.
È in questo deserto istituzionale che si inserisce l’operazione “Zanklon”.
Il “salvatore” privato col portafoglio pubblico
L’operazione Zanklon Capital S.R.L. si presenta come la soluzione. Non è un ente benefico, ma una società di investimento e gestione immobiliare con uffici a Milano, Londra e New York, guidata dalla famiglia Giostra. Il loro obiettivo dichiarato, per bocca del Managing Partner Natale Giostra, è l’espansione nell’asset class degli studentati, accanto a hotel e uffici.
La promessa è massiccia: 1.800 nuovi posti letto in tre siti (l'”Archimede” in centro, il “Policlinico” a Minissale, il “Centro” in via Catania).
Il motore di questa operazione è un finanziamento pubblico di 37 milioni di euro. Soldi del PNRR (Missione 4, Componente 1), destinati a “potenziare l’offerta di servizi di istruzione” e rafforzare il “diritto allo studio”.
Ma il PNRR, nel modello Zanklon, non finanzia un’opera pubblica. Agisce come un colossale sussidio a un operatore di mercato. Lo Stato copre i costi di costruzione, azzerando il rischio d’impresa (de-risking) per Zanklon, che usa 37 milioni di euro dei cittadini per sviluppare i propri asset immobiliari.
Lo scandalo nei numeri: 70% di lusso, 30% di facciata
L’operazione speculativa sta nella ripartizione dei posti. Il PNRR impone una quota sociale. Zanklon la rispetta, sulla carta.
- 30% dei posti (circa 540): Saranno destinati a studenti “capaci e meritevoli” a canone calmierato, gestiti forse tramite le graduatorie ERSU. Questa è la foglia di fico sociale.
- 70% dei posti (circa 1.260): Saranno affittati “a prezzi di mercato”.
E quale sarebbe questo “prezzo di mercato” stabilito da Zanklon? 650 euro al mese.
Seicicentocinquanta euro. Più del doppio della media già gonfiata del mercato privato messinese. Questo non è “housing sociale“. Questo è uno “studentato elitario e di lusso”, inaccessibile alla quasi totalità degli studenti e finanziato con fondi destinati a chi è in difficoltà.
I 37 milioni pubblici, di fatto, non servono a dare un tetto ai 1.300 studenti “idonei” che l’ERSU lascia per strada. Servono a costruire 1.260 stanze per una fascia di mercato elitaria, creando “bolle per utenti consumatori” invece di integrazione. L’operazione Zanklon non calma i prezzi; li distorce ulteriormente, stabilendo un nuovo, spropositato, punto di riferimento per gli affitti.
La vera natura dell’affare: speculazione a tempo
Il progetto non è solo uno studentato di lusso. È un’operazione di sviluppo immobiliare a lungo termine, resa possibile dai soldi pubblici.
La normativa PNRR impone un vincolo di destinazione d’uso temporaneo. Per Zanklon, la durata è di 12 anni.
Cosa succede dopo 12 anni? L’immobile “rientrerà nella piena disponibilità e autonomia gestionale del soggetto privato”.
Tradotto: il pubblico paga 37 milioni per la costruzione. Il privato incassa affitti da 650 euro per 12 anni. Allo scadere del termine, Zanklon si ritrova proprietaria di immobili di enorme valore, costruiti a costo zero, liberi da vincoli e pronti per essere convertiti in hotel, uffici o appartamenti di lusso. Coerentemente con il loro core business.
L’immobilismo pubblico e la responsabilità politica
Mentre il privato corre, spinto dalla rigida scadenza del PNRR (tutto deve essere completato entro giugno 2026), il settore pubblico messinese osserva paralizzato.
- L’ex Hotel Riviera, comprato da UniMe (190 posti), è fermo. Annunciato per il 2025, è bloccato da gravi infiltrazioni d’acqua. Il Comune aveva annunciato la soluzione. Ma nonostante i proclami davvero nulla si muove.
- Il Residence al Policlinico (204 posti UniMe), che offrirebbe posti a 170-200 euro, resta un progetto.
- La Casa dello Studente, fantasma chiuso da 15 anni, ha 12 milioni stanziati. Ma è una soluzione a lunghissimo termine: se i bandi partono nel 2025, non se ne parla prima del 2028. Ma c’è anche da chiedersi perché si è atteso e si attende ancora ad avviare il procedimento. Cui prodest?
Tutto fermo. Tutto lento.
L’operazione Zanklon, per decollare, ha bisogno di un ultimo, fondamentale via libera: le deroghe urbanistiche. L’edificio “Archimede”, in particolare, è stato definito “mostruoso” e sovradimensionato per il tessuto urbano.
La responsabilità ora ricade interamente sul Consiglio Comunale. Sono i consiglieri a dover decidere se autorizzare questa operazione. Hanno il potere di fermare quella che si profila come una delle più spregiudicate speculazioni economico-edilizie della storia recente della città. A questo controllo si allea anche il fattore tempo, di molto limitato per la realizzazione dell’affare.
Il Consiglio Comunale deve scegliere se essere complice della creazione di un precedente gravissimo – capitale immobiliare privato costruito con fondi pubblici destinati allo sviluppo – o se vigilare contro una crisi immobiliare senza precedenti che sta già divorando il tessuto sociale di Messina. Per una volta i consiglieri alzino la testa e facciano sentire chiara e netta la loro voce.











