201 views 4 min 0 Comment

Il Carroccio si converte sulla via di Ribera: la Lega diventa Democristiana

- 06/10/2025
Lega democristiana Ribera

A Ribera, il salviniano Durigon benedice le nozze con la DC di Cuffaro per le Politiche. Un patto a geometria variabile, valido per Roma ma non per Palermo, dove “farebbe perdere voti”. E dal palco, l’ex Governatore svela il segreto di Pulcinella: “Sammartino, Turano, Figuccia? Tutta gente delle mie segreterie”. La grande abiura del Nord è compiuta.

di Giuseppe BEVACQUA

C’è un’aria da prima repubblica, densa di sottintesi e antiche alchimie, al cineteatro Lupo di Ribera. La scena, a guardarla senza malizia, sarebbe quasi comica. Claudio Durigon, uno dei pretoriani di Matteo Salvini, l’uomo che a Latina voleva intitolare un parco al fratello del Duce, sbarca in Sicilia e viene scortato non dai forconi ma dal fior fiore del centrismo isolano, quello che sa di sacrestia e di potere che non passa mai. Accanto a lui, Luca Sammartino, Mimmo Turano, Vincenzo Figuccia: la Lega siciliana, un Carroccio così annacquato dallo Stretto da sembrare un chinotto.

La notizia, del resto, era già nell’aria e l’ha data al mattino, senza troppi ricami, l’officiante massimo di questa cerimonia: Totò Cuffaro. Sì, proprio lui. L’ex governatore annuncia il grande patto: la sua Democrazia Cristiana e la Lega correranno insieme in un “ticket” per le elezioni politiche del 2027. Un’alleanza per conquistare Roma, non la Sicilia. E qui sta il capolavoro della strategia. “Alle Regionali no, lì ognuno per sé“, spiega Cuffaro con la sincerità disarmante di chi la sa lunga. Il motivo? “Andare insieme forse ci farebbe perdere voti, da queste parti”. Un’ammissione sublime: l’unione fa la forza a mille chilometri di distanza, ma diventa un’onta imbarazzante sotto il sole di casa.

È il trionfo della politica a geometria variabile, dove la convenienza detta le alleanze e la coerenza è un lusso per dilettanti. Persino Sammartino, maestro di transumanze politiche, alla fine ammette: “È l’epilogo naturale di un lavoro che durava da anni”. Nessuno ne dubitava.

A Ribera, mentre si attende il proconsole Durigon, si assiste a siparietti che sono un trattato di antropologia politica. Figuccia, leghista palermitano della prima ora (quella del 2019, s’intende), si apparta con Cuffaro in un breve conciliabolo. Ha gli occhi che luccicano, sogna percentuali bulgare, vede già la Lega “primo partito in Sicilia”. Parla di “radicamento territoriale”, di “classe dirigente seria”, usando parole d’ordine che sembrano uscite da un manuale di partito, ignorando che il vero radicamento ce l’hanno gli uomini che gli stanno accanto, ma sotto altre bandiere e da decenni.

Ribera lega democristiana

Ma è Cuffaro, sornione, a scoperchiare l’altare dal palco. Non serve che la Lega si sforzi tanto per diventare moderata, spiega. E con una stoccata che è metà complimento e metà epitaffio, fulmina i suoi nuovi alleati: “Diciamoci la verità: la Lega qui è fatta da persone che per anni hanno frequentato le segreterie della Dc. Sammartino, Turano e Figuccia sono stati democristiani”. Il sottotesto è chiaro: e forse non hanno mai smesso di esserlo. Non è un’alleanza, è una riannessione.

Tocca a Durigon, l’uomo del Nord, mettere il sigillo su questa grande opera di trasformismo. E lo fa con un’abiura che avrebbe fatto impallidire i padri fondatori della Lega Nord. Archiviati i “terroni”, la “Roma ladrona”, il Senatur. “Anche io vengo da una famiglia democristiana“, premette, quasi a chiedere scusa. “La Lega è molto cambiata, non è più la Lega Nord, ma la Lega dei territori”.

E così, il cerchio si chiude. La Lega, scesa in Sicilia per conquistarla, finisce per essere conquistata, assorbita dal sistema che voleva combattere. Diventa la stampella di un mondo che non è mai finito, un contenitore nuovo per un prodotto antichissimo. La Lega democristiana è pronta. Il Gattopardo, da lassù, sorride compiaciuto.

cUFFARO
triolo banner
triolo banner