
Quando 49 voti pesano come una piuma in un uragano…
ANCONA – Nelle grandi narrazioni politiche, quelle fatte di trionfi schiaccianti e strategie vincenti, si annidano talvolta storie minime, quasi invisibili, che nella loro disarmante piccolezza assumono i contorni del paradosso. È la cronaca di un successo annunciato, quello del Presidente Francesco Acquaroli nelle Marche, riconfermato alla guida della Regione da una valanga di 337.679 preferenze che hanno blindato la coalizione di centrodestra. Un plebiscito. Ma è anche, e soprattutto, la cronaca di un contributo talmente infinitesimale da diventare, a suo modo, epico.
Al centro di questo racconto c’è un nome, Umberto Gennaro, candidato nella circoscrizione di Ancona all’interno della lista “I Marchigiani per Acquaroli Presidente”. Mentre il Presidente festeggiava un risultato che non ammette repliche, il signor Gennaro portava in dote alla causa un pacchetto di voti che definire modesto sarebbe un eufemismo: la bellezza di 49 preferenze.
Quarantanove. Non un errore di battitura. Un numero che, se fosse il totale dei partecipanti a una cena, desterebbe preoccupazione per l’assembramento. Ma in una contesa elettorale da oltre trecentomila voti, assume il sapore della barzelletta, dell’aneddoto da raccontare per strappare un sorriso amaro. L’informazione, inizialmente giunta con l’erronea attribuzione del candidato alla lista “Sud chiama Nord” – movimento peraltro non presente nella competizione marchigiana – si è rivelata, una volta corretta, ancora più tagliente nella sua sostanza.
Il “peso” politico di Gennaro, dunque, si è attestato allo 0,000145% della forza della coalizione. Un’inezia statistica, un granello di sabbia nel deserto, una goccia nell’oceano. Mentre le macchine del consenso macinavano migliaia di voti, c’è stato chi, con ammirevole tenacia o forse inconsapevolezza, ha combattuto una battaglia personale conclusasi con un risultato degno del prefisso telefonico di un piccolo borgo.
Lungi da noi voler infierire sul singolo, la cui partecipazione è comunque espressione di democrazia. Ma la politica è anche numeri, e i numeri, a volte, sono spietatamente comici. Il trionfo di Acquaroli non è minimamente scalfito da questo dettaglio, ma l’episodio si erge a monumento dell’irrilevanza, a memento di come, all’interno di una corazzata che vince la guerra, ci sia sempre spazio per chi si presenta sul campo di battaglia armato di fionda.
Resta da chiedersi quale riflessione alberghi nell’animo del candidato. E quale uragano in quello di Cateno De Luca.
Quarantanove persone – parenti, amici, forse qualche vicino di casa particolarmente leale – hanno scritto Gennaro sulla scheda. Un piccolo esercito di fedelissimi il cui sforzo, pur lodevole, si è perso nel fragore di una vittoria oceanica. E così, nell’euforia del trionfo, la politica ci regala una perla di involontaria ironia: la storia di un apporto che, per la sua stessa inconsistenza, diventa indimenticabile. Un “debacle” personale così assoluto da trasformarsi, paradossalmente, in una nota a margine perfetta per descrivere la vastità del successo altrui. Ma adesso concentriamoci sulla Calabria…










