Messina – 90% di sfratti per morosità, una Città invivibile per chi vive di lavoro povero, sempre più vuota e prossima al collasso.

Unione Inquilini: Il silenzio istituzionale sul tema dell’abitare scatenerà uno ‘tsumani sociale’ con pochi precedenti

Gli italiani si apprestano a patire un nuovo anno di restrizioni economiche, soprattutto i più fragili. La cancellazione, nella Legge di Bilancio, del fondo contributo affitto e del fondo morosità incolpevole, aggraverà le condizioni già disastrate di milioni di cittadini. Dopo la pandemia e la guerra, il Governo italiano ha pensato bene di aggredire nuovamente le fasce più povere della popolazione, colpendo in particolare i precari della casa. Si profila, quello che abbiamo definito in tantissime occasioni, uno tsunami sociale.

Messina, in questo scenario, è destinata a sprofondare in un girone ancora più infernale: la combinazione tra povertà assoluta e grave sofferenza e deprivazione abitativa è vissuta da migliaia di cittadini messinesi. Nel periodo gennaio/dicembre 2021, nonostante ci fosse il blocco degli sfratti emesso dal Governo, ci sono stati 208 provvedimenti di sfratti emessi e 19 eseguiti con la forza pubblica. Nel comune di Messina il 90 % degli sfratti sono per morosità. Anche i dati del 2021 e del 2022 sulle aste immobiliari non lasciano presagire nulla di buono.

15 province da sole generano il 38% delle aste su base nazionale: Roma (5%), Milano (4%), Pavia, Perugia, Napoli, Bergamo, Ancona (3%), Catania, Brescia, Cosenza, Palermo, Messina, Sassari, Torino e Macerata (2%).

In perfetta solitudine continuiamo a sostenere inquilini durante le procedure di sfratto. La tensione aumenta con la presenza di anziani, disabili o soggetti estremamente fragili: sono momenti che restano scolpiti nella nostra memoria perché tanta è l’angoscia, la tensione, la paura, la disperazione e il senso di smarrimento che si respira in quei frangenti.

Noi siamo un sindacato e lottiamo per il pieno diritto all’abitare dei cittadini e senza risparmiarci facciamo come attivisti quello che possiamo. Ci sono dei limiti ontologici nelle pratiche sindacali: le istituzioni (teoricamente) producono atti, investono risorse per dare un tetto ai propri cittadini. Tuttavia sono assenti, si attivano solertemente nelle fasi di esecuzione sfratti. Siamo molto preoccupati, la politica batta un colpo; lo faccia subito!

Non esiste uno straccio di provvedimento amministrativo della Giunta comunale che intenda affrontare la problematica. La Giunta Basile, dal suo insediamento, non ha prodotto assolutamente nulla per combattere la povertà e vulnerabilità abitativa.

Questo fenomeno si manifesta sotto varie forme e gradi: dai senza casa che vivono una condizione di deprivazione abitativa totale, a coloro che invece a breve rischiano seriamente di finire per strada a causa di licenziamenti; dalle famiglie in sovraffollamento abitativo, ai padri single che cercano disperatamente casa; da coloro che hanno uno sfratto esecutivo sulla testa e non riescono materialmente a compiere il passaggio in un’altra casa, ai nuclei familiari che abitano in alloggi popolari o privati invivibili a cause delle pessime condizioni strutturali e manutentive; dai nuclei familiari che vivono ancora in baracca, alle famiglie che hanno occupato per necessità.

In altre parole, si soffre senza una casa o dentro una casa che spesso si fatica a definire tale.

Se il Governo Meloni getta benzina sul fuoco aggravando le condizioni di milioni di poveri, il Comune, l’ente di prossimità teoricamente più vicino ai bisogni popolari, sta con le mani in mano.

Il diritto all’abitare molto probabilmente non è tra le priorità della Giunta Basile.

Il contributo affitto e i fondi per la morosità incolpevole hanno costituito negli ultimi anni uno strumento utile (sicuramente non strutturale) per alleviare il disagio abitativo. Lanciamo pertanto un urgente appello al consiglio comunale a presentare mozione per chiedere il rifinanziamento. Un’amministrazione deve analizzare il fenomeno, individuare gli strumenti normativi, impegnare risorse e soprattutto avere uno sguardo profondo e ampio per mettere in campo politiche attive sul diritto alla casa. Ricordiamo che ancora il comune deve completare la graduatoria assegnazione alloggi ERP datata 2018! Sembra incredibile, ma è la cruda verità.

Possiamo quindi aspettarci un nuovo bando ERP? Evidentemente no. Per di più la Patrimonio SPA (ennesima partecipata 2019 targata De Luca) non ha effettuato il censimento degli alloggi comunali ERP in programma da anni!

Nonostante il CDA percepisca mensilmente profumati stipendi, non ha prodotto nulla di sostanziale. Lo screening degli alloggi ERP è senza ombra di dubbio il primo passo che l’Ente deve compiere per far fronte a una domanda crescente di alloggi a canone sociale. Allo stato attuale il Comune di Messina non ha alcuna contezza del proprio patrimonio immobiliare ERP e quindi dello stato di conservazione e manutenzione. E lo IACP di Messina, ente gestore di alloggi popolari, lavora in sinergia con il Comune per inventariare, recuperare (se necessario) e assegnare nuovi alloggi? Dov’è finita l’Agenzia sociale per la casa sbandierata in questi anni? Doveva essere un avamposto nella crisi sociale messinese, il luogo in cui si raccoglievano esperienze, dati, si progettavano interventi differenziati e ci si raccordava con il mondo del terzo settore e del volontariato sociale, con i sindacati inquilini e della proprietà, con le agenzie immobiliari, con urbanisti, architetti ecc.

Nessuna Agenzia sociale per la Casa è stata istituita, l’Agenzia resta soltanto uno “spottone” delle Giunte De Luca/ Basile!

Il clima si arroventa. “Non si affittano alloggi ai percettori di RdC”: questa frase campeggia tra gli annunci, evocando vecchie storie di discriminazione che hanno rappresentato pagine buie del Paese. Anche in questi casi la politica deve intervenire rimuovendo ogni ostacolo di sorta.

Il diritto alla casa è concepito maldestramente solo come assistenza sociale. Nei rarissimi interventi comunali si tende ad accogliere temporaneamente, presso case famiglie, madre e figli separandoli dal padre. Nel migliore dei casi si ospitano le famiglie presso gli alloggi di transito di Bisconte.

Il centro di Bisconte, con un turnover sostanzialmente bloccato, rischia di essere inservibile per casi emergenziali: ciò che dovrebbe essere transitorio, temporaneo, senza alloggi sociali e senza progetti personalizzati, si trasforma in definitivo. Temporanei e di breve durata sono solo i responsabili e gli operatori impiegati nella struttura; cambiano velocemente, troppo, probabilmente a causa dei contratti lavorativi a breve durata (mesi), per mancanza di prospettive o per necessità organizzative della Messina Social City (ente strumentale del Comune di Messina che gestisce gli alloggi).

Questo approccio procura danni sia ai nuclei familiari che non hanno stabilità e non vedono prospettive, sia a coloro che pur avendone bisogno, per ragioni di spazio non possono essere accolti. Siamo convinti che in tal modo si mortifichi anche la funzione stessa della struttura che dovrebbe essere quella di facilitare, garantire, dopo una fase provvisoria, il reinserimento abitativo stabile e dignitoso dei nuclei familiari.

L’unico vero ammortizzatore sociale contro carovita e disagio abitativo resta il terzo settore e il volontariato cattolico. Sollecitiamo urgentemente il Comune, la Prefettura, l’ASP, l’associazionismo solidale, i sindacati di categoria ecc. a coordinarsi per dare una risposta vera, sistemica, di Rete: i drammi abitativi che a cascata diventano umani e sociali rischiano di divenire ingovernabili.

Monta da mesi un vero e proprio tsunami sociale nella nostra città: le famiglie degli stabili di Via Padova ed EX Gife del Rione ferrovieri, le famiglie del palazzo fatiscente di via delle corporazioni, le famiglie delle “case fantasma” di Zafferia, centinaia di inquilini sotto sfratto, assegnatari di alloggi popolari inadeguati e insalubri, decine di famiglie ancora in baracche, urlano la loro sofferenza a istituzioni sorde. Denunciamo la totale inadeguatezza nel rispondere alle esigenze abitative di una città sempre più povera, caratterizzata da una crescente vulnerabilità abitativa e da decina di migliaia di alloggi sfitti. Troppe volte siamo stati gli unici interlocutori di tante famiglie e giovani che non riescono a trovare soluzioni abitative stabili. Le tante occupazioni di immobili sfitti lo testimoniano: le case ci sono, ma i proprietari preferiscono tenerli in stato di fatiscenza e sfitte piuttosto che affittarle.

Di fronte all’indifferenza istituzionale, metteremo in campo una serie di iniziative, a partire da una conferenza stampa che convocheremo nei prossimi giorni, in cui esporremo le nostre ragioni e rilanceremo un percorso di mobilitazione per il diritto all’abitare.

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