Spesa quanto mi costi, prezzi mai così alti dal 1984

Con l’inflazione che continua a salire, le conseguenze arrivano anche sul ‘carrello’ della spesa, con pesanti aumenti dei prezzi al consumo

Se anche i prezzi dell’energia hanno avuto un piccolo rallentamento nel mese di luglio, l’inflazione continua a salire (è arrivata a livelli che non si vedevano dal 1996) e si estende ad altri settori. Il risultato di tutto questo è che i prezzi stanno subendo una vera impennata, anche quelli relativi al cosiddetto ‘carrello della spesa’. Il dato è arrivato a un +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984. È quanto rileva l’Istat nel commento ai dati provvisori di luglio 2022 su prezzi al consumo.

CRESCONO PREZZI DI ALIMENTI, BENI E SERVIZI

Il rallentamento dei prezzi dei beni energetici che si registra a luglio non frena l’onda lunga delle tensioni inflazionistiche che si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici. Infatti, la crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati, dei Beni durevoli e non, dei Servizi relativi ai trasporti e dei Servizi vari accelera, spingendo l’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo; +4,1%) e quella al netto dei soli beni energetici (+4,7%) a livelli che non si vedevano, rispettivamente, da giugno e maggio 1996.

Dal balzo del +69% dei prezzi dell’olio di semi al +28% di quelli del burro fino al +23% degli aumenti della pasta sono questi i prodotti alimentari che fanno segnare il maggior aumenti nel carrello della spesa. È quanto emerge dallo studio della Coldiretti sulla base delle rilevazioni Istat sull’inflazione a giugno 2022, che ha raggiunto il record dal 1986 con i beni alimentari in aumento medio del 9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. A far segnare i maggiori rincari sono i prodotti di base dell’alimentazione delle famiglie che subiscono gli effetti dell’aumento dei costi energetici e di produzione alimentati dalla guerra in Ucraina abbinati al caldo record e alla siccità che – sottolinea la Coldiretti – colpiscono duramente le imprese e le tavole dei consumatori che sono costretti a tagliare gli acquisti soprattutto tra le famiglie più deboli.

LA CLASSIFICA DEI RINCARI

In cima alla classifica dei rincari ci sono gli oli di semi, soprattutto quello di girasole – sottolinea Coldiretti – che risente del conflitto in Ucraina che è uno dei principali produttori e ha dovuto interrompere le spedizioni causa della guerra, mentre al secondo posto c’è il burro e al terzo la pasta seguita dalla farina (+21%) proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti e ingiustificati cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori. Al quinto e sesto posto entrano frutta e verdura con pomodori rincarati del 19% come le pesche (+19%), con la siccità che sta colpendo duramente le coltivazioni con forti cali dei raccolti. A seguire la margarina che aumenta del +17%) e le pere (+17%) ma rincari a doppia cifra – continua Coldiretti – si registrano pure per la carne di pollo (+15,1%) e il cui raccolto nazionale si prevede in drastico calo di circa 1/3 per effetto della mancanza di acqua.

I COSTI PER LE FAMIGLIE ITALIANE

Il nuovo balzo dei prezzi aggrava una situazione che, secondo una stima Coldiretti, costerà nel 2022 alle famiglie italiane oltre 8,1 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione scatenata dalla guerra in Ucraina, che colpisce soprattutto le categorie più deboli.
Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove – continua la Coldiretti – più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

“Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro”.

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