Meloni: “Il salario minimo non risolve il problema, giù tasse sul lavoro”. Scontro M5S-Pd



“I salari in Italia sono ridicoli perché la tassazione è al 47,5%”, spiega la leader di FdI. E il Movimento riprende dichiarazioni degli anni scorsi delle ex sindacaliste Camusso e Furlan, oggi candidate dem

CATANIA – “La legge sul salario minimo non risolve il problema, è uno specchietto per le allodole”. Lo ha detto la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a Catania, intervenendo a una manifestazione del partito. “La gran parte di chi ha un contratto dipendente oggi in Italia ha già un salario minimo – ha osservato Meloni -. I salari in Italia sono ridicoli perché la tassazione è al 47,5%. Se vuoi alzare i salari devi abbassare le tasse sul lavoro. La proposta di Fdi è: ‘più assumi e meno paghi’”. Alla manifestazione anche l’attuale governatore siciliano, Nello Musumeci, e il candidato presidente della Regione alle prossime elezioni regionali per il centrodestra Renato Schifani.

M5S CONTRO IL PD: “RICORDATE COSA DICEVANO CAMUSSO-FURLAN?”

“Tutto chiaro dalle parti del Pd: a chiacchiere dalla parte dei lavoratori, nei fatti contro“. Così è scritto in un post, pubblicato sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle, che parla della mancanza di una linea condivisa sul salario minimo all’interno del Partito democratico. “Dopo aver ostacolato la nostra proposta di legge in Parlamento – si legge nel post – con l’inizio della campagna elettorale il Partito democratico ha riscoperto il salario minimo. ‘Una misura prioritaria’ per Pd e per Letta. E cosa ne pensano l’ex leader della Cgil, Susanna Camusso, e Annamaria Furlan, già segretaria generale della Cisl? Ambedue sono candidate nel Pd e in passato hanno detto cose molto chiare in proposito“.

Quindi nel post si esaminano le prese di posizione delle due ex sindacaliste. “Nel gennaio del 2018 Camusso affermava che l’introduzione di un salario minimo ‘sottende l’idea di un mondo senza contratti collettivi di lavoro, di lavoratori precari sottopagati. Continuiamo a dire no grazie’ mentre nel giugno dell’anno successivo Furlan dichiarava che ‘fissare per legge una paga base oraria significa purtroppo che mettiamo a rischio tanti lavoratori di vedere diminuire il loro salario’“.

Il post del M5S si chiude con queste parole: “Sul salario minimo il Movimento 5 Stelle non ha mai cambiato idea: per noi nessun lavoratore deve essere pagato meno di 9 euro lordi l’ora. Per i lavoratori”.

CAMUSSO: “SALARIO MINIMO SENZA CONTRATTI CREA DANNI”

“Il ‘lavoro povero’ è un’emergenza. Il salario minimo è uno strumento per affrontarla, ma senza contratto collettivo rischiamo di creare solo danni”. Lo scrive su Facebook Susanna Camusso, già segretaria della Cgil e candidata per il Senato nella lista Pd. “La Cgil – ricorda l’ex sindacalista – lo ha sempre detto con chiarezza e in Europa ha lavorato con i gruppi del Pd e dei 5 Stelle per far entrare le nostre proposte nella Direttiva varata. Un buon lavoro, fatto insieme. Perché non basta solo il salario: per avere un lavoro dignitoso servono il diritto ai riposi, l’orario, le ferie, il riconoscimento della malattia e della professionalità“.

Camusso spiega: “Siamo chiari: 9 euro l’ora lorde o nette? Ferie e malattia sono dentro o fuori quella cifra? Serve davvero creare un fondo per le imprese, così il costo viene di nuovo scaricato sulla collettività? E in presenza di lavoro subordinato e falsamente autonomo, sono sempre 9 euro no? Se il salario minimo non vale per tutte e tutti, si costruisce di nuovo un inganno – osserva la candidata del Pd – Dal 2016 è depositata in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare, la Carta dei diritti universali delle lavoratrici e dei lavoratori, accompagnata da più di un milione di firme. Lì ci sono le proposte per dare risposte a tutto ciò. E ci sono più proposte di legge”.

“Se sarò eletta – conclude Camusso – farò in modo che si discuta in Senato la Carta dei Diritti. Se sarò eletta, contribuirò a riprendere le proposte sul salario minimo per costruire rapidamente la legge migliore: quella che più tuteli lavoratori e lavoratrici qualunque rapporto di lavoro abbiano”.

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