Via Adolfo Celi, finite le elezioni riparte la rimozione selvaggia. La morte di Umberto Inzollitto ignorata dall’amministrazione

Il 10 giugno moriva, dopo 10 giorni di agonia Umberto Inzollitto, mite e cordiale 76enne residente in via Adolfo Celi. Umberto aveva due abitudini: passeggiare il suo cagnolino, un meticcio anziano anche lui, e andare al distributore Agip, sito di fronte al suo portone, per comprare le sigarette. Quest’ultima abitudine è stata fatale per Umberto. Ma non per il rischio che accomuna chi ha il brutto vizio di fumare. La morte lo ha atteso sulla strada, quella che da Strada Statale è stata convertita in via Adolfo Celi, ma senza ricevere alcun accorgimento di sicurezza che dovrebbe avere una via del centro abitato. Su quella strada Inzollitto ha lasciato le chiavi di casa, un accendino, un pacchetto di Chesterfield blu ammaccate, il suo sangue e con esso la vita.

Pochi passaggi pedonali, assenza di semafori a richiesta, una carreggiata a doppio senso di circolazione sulla quale passano mezzi pesanti a tutte le ore e moto e auto sfrecciano come fossero ancora in autostrada.

A decretare la fine di Umberto Inzollitto è stata la velocità con la quale i mezzi sfrecciano su questa strada che non è ancora una via ed un sorpasso azzardato di uno scooter che lo ha centrato in pieno scaraventandolo in aria come un burattino. Cosa sono gli abitanti di questa via, di questo rione per l’amministrazione? Burattini da lanciare in aria su una strada senza alcun controllo se non quello che assicuri la sosta del bus?

Finite le elezioni, dopo una pausa dall’attività di quasi stalkeraggio nei confronti dei residenti che non hanno a che santo votarsi per trovare un parcheggio in regola, è ricominciata a pieno regime la rimozione forzata di ATM, e senza preavviso, di ogni mezzo sempre sullo stesso tratto di strada, anzi di via, che va dall’Euronics al bivio per Minissale. Non oltre. Non più in là dove le officine ingombrano la via Adolfo Celi che si restringe tanto da non fare quasi passare il benedetto mezzo di ATM.

Ricomincia la guerra dei carri attrezzi e degli uomini con la pettorina gialla. Ma di dossi che riducano la velocità di mezzi che continuano ad ammazzare la gente che vuole solo attraversare la strada, di semafori a richiesta, di passaggi pedonali illuminati, neanche l’ombra.

Il 21 gennaio di quest’anno il consigliere comunale, ormai ex, Scivolone aveva presentato una richiesta di chiarimenti e di interventi affinché la Commissione viabilità del Comune di Messina provvedesse finalmente a mettere in sicurezza la via Adolfo Celi. Poi le dimissioni del Sindaco De Luca e dei suoi assessori hanno fatto cadere tutto nel dimenticatoio. Compresa, oggi, la tragica morte di Umberto Inzollitto. Niente posti auto da una parte della carreggiata come prevede il codice della strada, niente passaggi semaforici, niente passaggi pedonali illuminati. Sotto casa, davanti al portone di Umberto Inzollitto passano solo i carri attrezzi, che portano via le auto anche dei suoi parenti.

Il cane di Umberto continua a passeggiare al guinzaglio del figlio più giovane della vittima della strada statale 114. Non vede bene e intravede il suo padrone in tutte le figure che incontra. Ma lui non tornerà e quella strada attende solo la prossima vittima ed il prossimo carro attrezzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to top
Close